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Perdite su crediti, istruzioni bloccate

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti entrano a pieno titolo nel meccanismo della deducibilità delle perdite previsto dall’articolo 101 del Tuir: a rendere possibile il tutto interviene il decreto di omologazione del Tribunale, che assume la stessa funzione rivestita da sentenze di fallimento, provvedimenti di liquidazione coatta amministrativa o decreti di ammissione a concordati preventivi e procedure straordinarie quando le perdite da scaricare ai fini fiscali nascono da fenomeni di questo tipo. La novità, che arriva dall’articolo 33, ultimo comma, del decreto sviluppo (Dl 83/2012, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 26 giugno), è però destinata a essere l’unica di questa stagione dichiarativa, che dovrà fare a meno di nuovi chiarimenti in via amministrativa: sul tema, infatti, l’agenzia delle Entrate ha lavorato a lungo, nell’attesa degli operatori alimentata anche dal periodo di crisi economica che tra bilanci in flessione e difficoltà dei pagamenti moltiplicano i casi di crediti in sofferenza. Anche per questa ragione, imprese e professionisti hanno sperato di veder intervenire delle aperture prima del 9 luglio, prossima scadenza cruciale nel calendario dichiarativo, su temi aperti sui quali, però, era stato avviato un confronto con l’amministrazione finanziaria. A fermare la strada della circolare, che a quanto risulta era ormai piuttosto avanti, è però il cantiere sempre aperto degli interventi normativi sul Fisco: uno di questi, appunto, è il ritocco sfociato nel decreto sviluppo, ma a rimanere aperta è la partita della delega fiscale che, nelle bozze esaminate in più di un’occasione dal Consiglio dei ministri, prevede fra le altre cose di incaricare il Governo per l’introduzione «di criteri chiari e coerenti (…) in particolare per determinare il momento del realizzo delle perdite su crediti». Un assaggio della delega, nella parte in cui chiede di estendere a «nuovi istituti» e «procedure similari» il regime fiscale delle perdite previsto nelle «procedure concorsuali». La strada della delega fiscale non si preannuncia breve, ma la prospettiva “ufficiale” di nuovi interventi normativi, peraltro di ampia portata, ferma l’amministrazione finanziaria sulla pubblicazione di una circolare che nelle intenzioni avrebbe dovuto avere un peso specifico rilevante e quindi richiedeva un quadro di regole definito. Il risultato pratico, comunque, è che anche in questa fase di grande difficoltà per i conti economici, che per di più vedono soffrire spesso crediti nati dal rapporto con la pubblica amministrazione (i provvedimenti sblocca-pagamenti non sono ancora arrivati al traguardo), la deducibilità dovrà passare dalle maglie strette della «certezza» e della «precisione» degli elementi che la rendono possibile, su cui, peraltro, giurisprudenza e prassi amministrativa hanno mostrato in qualche occasione importanti differenze di interpretazione. In questo quadro, rimangono senza una soluzione alcuni temi chiave su cui si era concentrata anche l’attenzione, per esempio le difficoltà connesse a crediti diffusi e di modesta entità, la cui procedura di recupero può arrivare a costare più della somma stessa che si è incagliata prima del pagamento. Rimane aperta, poi, la questione delle cessioni pro soluto (anch’esse rilanciate dai decreti sblocca-pagamenti ancora lontani dal traguardo), che secondo la Cassazione non presentano le caratteristiche di certezza e di definitività indispensabili ad aprire le porte alla deduzione, e le regole ad hoc per le imprese che operano in regime Ias.

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