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Perdite su crediti, «Ine» a rischio

Studi di settore con normalità economica a rischio se perdite su crediti di importo significativo incidono sull’indicatore “incidenza dei costi residuali di gestione dei ricavi”. La soluzione “fai da te” in questi casi può risolvere il problema, ma non evita la perdita dei benefici previsti per i soggetti congrui e coerenti. È questo il contenuto della risposta al question time 5-03277 di ieri del ministero dell’Economia.
La domanda posta al ministero riguarda le perdite su crediti. Tali oneri rilevando sull’indicatore di normalità economica “incidenza dei costi residuali di gestione dei ricavi”, possono causare delle distorsioni sul risultato delle elaborazioni di Gerico, riflettendosi negativamente anche sull’analisi di congruità.
Gli indicatori di normalità economica, ove non in linea rispetto agli standard previsti, contribuiscono alla stima dei maggiori ricavi dovuti per l’agognata “congruità”. Di qui la richiesta al ministero se vi sia intenzione di intervenire sul piano normativo per rimuovere l’errore sul predetto indicatore.
Nella risposta si evidenzia che l’anomalia è nota alle Entrate in quanto già oggetto di chiarimenti nella circolare 23/E/2013 e si ribadisce che allo stato attuale l’unica possibilità per risolvere il problema è quello dell’iniziativa spontanea del contribuente. Seguendo le istruzioni varate dalle Entrate con la circolare 29/E/2009 per situazioni valide in presenza di componenti di costo di natura finanziaria e straordinaria, il contribuente può infatti provvedere a un ricalcolo in house per verificare se, rimodulando il valore del numeratore dell’indicatore depurandolo del costo straordinario (quindi anche se riferito alle perdite su crediti), ottiene un resoconto di normalità. In questo senso sono le stesse modalità di compilazione e gestione degli studi di settore a indirizzare le imprese in presenza di situazioni anomale. Occorre però tenere ben presente che secondo il parere delle Entrate, anche se tale procedura si conclude positivamente dato che il ricalcolo rimuove la segnalazione di non normalità, essa non è abile a sanare sul piano tecnico e giuridico il resoconto di anomalia fornito dallo studio di settore a monte. Tanto è vero che l’Agenzia raccomanda ai contribuenti di dare opportuno riscontro del fatto nell’apposito quadro “note aggiuntive”. Quindi anche se con il calcolo “fai da te” il problema appare rimosso, il contribuente resta non normale e quasi sempre non congruo, con l’unico vantaggio di avere la strada spianata per spiegare all’Agenzia, se richiesto, che l’incoerenza dell’indicatore non evidenzia alcuna anomalia sostanziale. La risposta di ieri rassicura i contribuenti anche sul fronte degli invii delle comunicazioni di anomalia, visto che tali segnalazioni riguarderanno solo coloro che presentano anomalie sull’indicatore “incoerenza relativa all’incidenza dei costi residuali di gestione” particolarmente elevate (superiore al doppio della soglia massima prevista).
Occorre comunque ricordare che il permanere dell’impresa nella condizione di “non normalità” e anche di “non congruità” in caso di incidenza straordinaria di perdite su crediti, impedisce comunque alla stessa di fruire dei benefici che sono riservati ai soggetti congrui e coerenti. Quindi una società non potrà fruire dell’esimente legale prevista per le società di comodo. Né un’impresa potrà accedere al cosiddetto “regime premiale”. Pertanto il problema permane almeno fino a quando non sarò risolto alla radice e cioè quando Gerico sarà in grado di sterilizzare nell’analisi di congruità e coerenza l’anomalia (che comunque non riguarda solo le perdite su crediti, ma più in generale tutte le componenti straordinarie negative di reddito). La buona notizia è che la risposta di ieri del ministero anticipa che con le evoluzioni degli studi di settore previste per il prossimo anno (periodo 2014), l’indicatore “incidenza dei costi residuali di gestione sui ricavi” terrà comunque conto della componente perdita su crediti non segnalando più alcuna anomalia.

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