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Perdite su crediti, deduzioni «rafforzate»

Cambiano ancora le regole sulla deducibilità delle svalutazioni e delle perdite su crediti per banche e assicurazioni. In particolare, svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio e perdite realizzate mediante cessione a titolo oneroso diventano «deducibili integralmente nell’esercizio in cui sono rilevate in bilancio».
Tanto prevede il decreto legge approvato nella serata di martedì dal Consiglio dei ministri (in attesa della pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale») per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015.
In una prima fase, tuttavia, per le svalutazioni e le perdite su crediti la deducibilità ai fini Ires e Irap è limitata al 75 per cento. Mentre il restante 25% potrà essere dedotto in varie percentuali fino al periodo d’imposta in corso al 2025 (ad esempio per il 5% dell’ammontare residuo nel 2016, per l’8% nel 2017, per il 10% nel 2018 e così via).
L’intervento viene incontro alle banche alle prese con la difficile gestione dei crediti divenuti inesigibili e alle assicurazioni, i cui bilanci in questi anni di crisi sono andati progressivamente appesantendosi con il deterioramento dei finanziamenti erogati alla clientela privata.
E replica, rafforzandolo, quello messo in atto con la legge di Stabilità per il 2013 attraverso il quale, a partire proprio dal 2013, le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio erano diventate «deducibili in quote costanti nell’esercizio in cui sono contabilizzate e nei quattro successivi». In sostanza, tutti i crediti verso i clienti che le banche ritenevano, per diverse ragioni, di non poter più riscuotere dal 2013 sono stati dedotti dall’imponibile con quote del 20% all’anno nell’arco di un quinquennio (e più precisamente del 20% delle rettifiche del valore dei crediti).
La disciplina in vigore fino al 2013 (in base alle modifiche apportate al comma 5 dell’articolo 101 del Tuir dal Dl 83 del 2012), invece, prevedeva due distinte ipotesi per la gestione di questi crediti. Per quelli la cui mancata esigibilità era divenuta definitiva (articolo 101, comma 5, del Tuir) in presenza di determinati requisiti di natura probatoria (come l’apertura di una procedura concorsuale) scattava la piena e immediata deducibilità. Rientravano in questa prima ipotesi anche le perdite su crediti derivanti da «elementi certi e precisi». Queste ultime implicavano la necessità di ricorrere ad una valutazione caso per caso della idoneità di questi elementi adatti a dimostrare la loro definitività. Viceversa, per i crediti la cui inesigibilità «se pur probabile, si presenta ancora come “potenziale”» era stabilita una limitata deducibilità in misura forfettaria (l’articolo 106 del Tuir). Per la svalutazione di quest’ultima tipologia di crediti di un certo esercizio si ammetteva la possibilità di dedurre subito lo 0,30% del plafond, mentre il riconoscimento fiscale della perduta complessiva avveniva in 18 anni. Differenze venute meno dal 2013 con la possibilità per le banche(fino all’entrata in vigore del nuovo regime) di abbattere l’imponibile con l’ammontare di tutte le perdite e le svalutazione dei propri crediti in cinque anni.

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