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Perdite su crediti al test Unico

Perdite su crediti alla prova di Unico. Nella dichiarazione di quest’anno i contribuenti non potranno fare a meno di considerare le indicazioni contenute nella circolare 26/E del 1° agosto 2013. Tra le diverse posizioni da considerare vi è certamente quella dei crediti nei confronti dei soggetti falliti o comunque interessati da procedure concorsuali, situazione che, considerato il momento economico, non è rara.

Da un punto di vista fiscale le due categorie delle perdite su crediti e delle svalutazioni sono ben differenziate: le prime sono regolate dall’art. 101, comma 5 che indica i requisiti di natura probatoria al ricorrere dei quali sono deducibili, senza limiti, gli oneri derivanti dalla mancata esigibilità di crediti, o di parte di essi, divenuta «definitiva», le seconde invece devono riferirsi all’articolo 106, il quale stabilisce una misura forfettaria di deducibilità degli oneri derivanti dalla inesigibilità dei crediti.

All’interno della prima categoria fiscale sono comprese sia le perdite per inesigibilità determinate internamente, tramite un processo di stima, sia quelle che emergono nel contesto di un atto realizzativo.

Quindi in ottica fiscale la perdita su crediti può trovare origine sia da un processo di stima che quale conseguenza di un atto realizzativo.

Le perdite su crediti contabili sono quelle che derivano unicamente da un atto realizzativo e mai invece da un procedimento di stima. La perdita comporta l’iscrizione di un onere nella voce B14 del conto economico (oneri diversi di gestione) con azzeramento totale o parziale dell’importo iscritto nello stato patrimoniale. Al contrario qualora l’abbattimento del valore sia frutto di una valutazione/stima del redattore del bilancio ciò che si genera è sempre una svalutazione con obbligo di imputazione della stessa nella voce B10d del conto economico «svalutazione dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità liquide». La contropartita risulta essere un fondo anche se poi in sede di bilancio l’importo esposto risulterà essere quello netto dei crediti dedotto il fondo iscritto.

Le differenze sono evidenti e possono essere esemplificate.

Si ipotizzi che Alfa srl abbia iscritto in bilancio crediti commerciali per 100.000 tutti da riferire all’unico cliente Beta srl. In presenza del fallimento di Beta srl si decide di procedere a una svalutazione integrale di tale credito pur senza rinunciare a intraprendere le azioni necessarie per il tentativo di recupero del credito (prima tra tutte l’insinuazione al passivo del fallimento). Nel conto economico è imputato un importo di 100 mila euro nella voce B10d e in bilancio nessun importo risulterà per tale credito nello stato patrimoniale.

Per i motivi sopra visti tale comportamento contabile appare corretto e tale da qualificare l’onere come una svalutazione.

Ma fiscalmente la situazione deve essere ripensata. In presenza del fallimento l’onere, infatti, deve essere qualificato come perdita su crediti ai sensi del comma 5 dell’articolo 101 del Tuir.

La mancata osservanza di tali regole può comportare un danno al contribuente. Si ipotizzi, infatti, che Alfa srl dopo aver imputato la svalutazione a conto economico in sede di calcolo delle imposte continui a identificare l’onere pari a 100 mila euro quale svalutazione.

Deve per tale motivo applicare il testo dell’art. 106 del Tuir il quale dispone che «le svalutazioni dei crediti risultanti in bilancio, per l’importo non coperto da garanzia assicurativa, che derivano dalle cessioni di beni e dalle prestazioni di servizi indicate nel comma 1 dell’articolo 85, sono deducibili in ciascun esercizio nel limite dello 0,50% del valore nominale o di acquisizione dei crediti stessi. Nel computo del limite si tiene conto anche di accantonamenti per rischi su crediti.

La deduzione non è più ammessa quando l’ammontare complessivo delle svalutazioni e degli accantonamenti ha raggiunto il 5% del valore nominale o di acquisizione dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell’esercizio».

In forza di ciò l’onere non risulterebbe deducibile se non per una minima parte (500 euro pari allo 0,5% dell’importo complessivo dei crediti).

Invece il comportamento corretto, che si basa sulla diversa natura delle due categorie ugualmente denominate ai fini contabili e fiscali, obbliga Alfa in sede di calcolo delle imposte, e indipendentemente dall’allocazione in bilancio, a considerare tale onere come «perdita» ex art. 101, la quale sussistendo la certezza e la precisione risulterà deducibile senza alcuna limitazione quantitativa.

Tale riqualificazione dell’onere in particolare dovrà essere manifestata nell’apposito quadro del modello Unico dedicato agli eventi relativi ai crediti che in caso di comportamento differente (ovvero nel caso in cui tale importo fosse considerato come svalutazione) darà evidenza immediata del limite di importo.

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