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Perdite su crediti a stretto giro

La deducibilità automatica delle perdite su crediti di modesta entità è possibile soltanto a partire dal 2012. Di conseguenza, se le condizioni dei crediti imputati a perdita negli anni precedenti si realizzano nel 2013, è in tale periodo d’imposta che potranno essere scaricati anche fiscalmente dal creditore.

Così l’Agenzia delle entrate che, con la circolare 14/E dello scorso 4 giugno (si veda ItaliaOggi, 5 giugno 2014), è intervenuta sulla nuova disciplina inerente alla deducibilità delle perdite su crediti, ai fini delle imposte dirette, dopo le recenti novità, introdotte anche dai commi da 158 a 161, dell’art. 1, della legge 147/2013 (Stabilità 2014).

Le Entrate hanno voluto chiarire, riferendosi a un precedente documento di prassi (circ. 26/E/2013 punto 4.3), che la deducibilità introdotta con il dl 83/2012, è sicuramente applicabile anche ai crediti il cui semestre di anzianità sia maturato anteriormente al 2012 e la cui perdita sia imputata nell’esercizio 2012 e successivi, precisando che la sussistenza dei requisiti introdotta rappresenta, però, un «dies a quo» per la deduzione (fiscale) delle perdite su crediti.

Di conseguenza, sembra di capire, che la nuova disciplina sulla qualificazione degli elementi certi e precisi per i crediti di modesta entità (sotto i 5 mila euro per le imprese con volume d’affari o ricavi inferiore a 100.000.000 di euro e sotto i 2.500 euro per le restanti imprese) si applica esclusivamente ai crediti per i quali il decorso dei sei mesi (ulteriore condizione prescritta) si compia a partire dal 2012, stante il fatto che la novità è entrata in vigore il 12 agosto 2012 e non agli altri.

Per esempio, se un’impresa aveva un credito del 2011 di modesta entità e la stessa ha provveduto nel medesimo periodo d’imposta (2011) a portare a perdita o svalutare lo stesso, non può applicare, per quell’esercizio, l’automatica deducibilità indicata dal novellato comma 5, dell’art. 101, dpr 917/1986 (Tuir), ma può dedurre la perdita subita a partire dal 2012 o successivamente.

Questa situazione è la conseguenza del fatto che il legislatore, nel novellare il comma 5, dell’art. 101 del Tuir, non ha stabilito una decorrenza, rendendosi applicabile, per l’Agenzia, la nuova modalità a partire dal 2012.

Per questi micro-crediti, però, pur non essendo presente in passato la disciplina di scarico automatico, come introdotta dal dl 83/2012, era pur sempre applicabile il principio generale secondo il quale l’acclarata irrecuperabilità del credito e l’eccessiva onerosità, per sviluppare le relative azioni legali, giustificavano la cancellazione del credito e la conseguente deducibilità fiscale (risoluzioni nn. 1336/1976, 124/1976 e 517/1980).

Pertanto, appare fin troppo restrittiva l’interpretazione fornita con il recente chiarimento, giacché imprese e professionisti hanno già operato lo scarico, anche e soprattutto tributario delle perdite su crediti di modesta entità, a prescindere dal relativo valore, tenendo pur sempre conto dei pareri legali e delle spese necessarie per il procedimento di recupero, sovente superiori all’ammontare dello stesso credito.

Per quanto riguarda, invece, la deduzione automatica a regime, un credito di modesto importo, ancorché scaricato o svalutato a conto economico nel 2012, potrà essere dedotto solo nell’anno successivo se al 31 dicembre 2012 il credito risultava scaduto da meno di sei mesi. Ciò ha necessariamente comportato la deduzione civilistica nel 2012 e quella fiscale, con l’inserimento di una variazione in aumento in Unico 2013, redditi 2012, nel 2013 (Unico 2014, periodo d’imposta 2013).

Infine, l’Agenzia delle entrate precisa che chi esegue la svalutazione per masse (svalutazione generica), in luogo della svalutazione specifica (cosiddetta svalutazione analitica) dei crediti, che il contribuente deve utilizzare, fino a totale copertura, il fondo svalutazione costituito, in presenza di una perdita di un credito di modesta entità, la cui scadenza dei sei mesi sia maturata a decorrere dal 2012, con la necessità ulteriore di non tenere conto, ai fini fiscali (con una variazione in diminuzione), dell’utilizzo del medesimo fondo svalutazione.

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