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Perdite Irpef con limite a cinque anni

di Luca Gaiani

La manovra riscrive le regole per il riporto delle perdite fiscali, ma solo per le società di capitali. L'articolo 23, comma 9 del decreto legge 98/11 elimina i limiti temporali per la compensazione dei risultati negativi, introducendo un tetto dell'80% del reddito di ciascun esercizio. La norma, che solleva taluni dubbi interpretativi quanto alla decorrenza, non riguarda le imprese individuali e le società di persone che continuano a riportare le perdite entro cinque anni.

Perdite recuperabili

La modifica all'articolo 84 del Tuir viene incontro all'esigenza di uniformare la normativa italiana a quella dei principali Paesi europei. D'ora in poi la perdita subita da una società sarà riportabile senza limite temporale (in precedenza ciò valeva solo per i primi tre esercizi) evitando indebite penalizzazioni per quelle imprese che necessitano di un periodo più lungo di cinque esercizi per produrre redditi di importo capiente.

La norma evita inoltre che le società siano indotte a porre in essere comportamenti elusivi (attraverso, per esempio, operazioni che generano plusvalenze intercompany), per trasformare, di fatto, i risultati negativi riportabili vicini alla scadenza quinquennale in costi ammortizzabili, o in spese deducibili in esercizi successivi.

A fronte dell'eliminazione del limite temporale si introduce un vincolo di riportabilità annuo pari all'80% del reddito (non presente per le perdite dei primi tre anni di vita), vincolo che si traduce in una mera anticipazione temporale di imposta e non sposta dunque il giudizio sostanzialmente favorevole sulla novità, dato che la quota annua non compensata (pari al 20% del reddito, laddove la perdita riportabile superi l'80%) sarà – prima o poi – utilizzabile per abbattere redditi futuri. Per esempio se la perdita del 2011 è pari a 1 milione e in ciascuno dei successivi cinque anni il reddito è di 200mila, la società compenserà ogni anno un importo di 160mila (pagando l'Ires sui residui 40mila), ma la perdita ancora disponibile al termine del quinto esercizio (200mila) sarà compensabile nel sesto anno e in quelli seguenti fino a esaurimento (sempre entro l'80%).

Imprese Irpef

L'articolo 8, comma 3 del Tuir, che disciplina il recupero delle perdite dei soggetti Irpef, fissa regole analoghe a quelle delle società di capitali prima della manovra: imprese individuali e società di persone in contabilità ordinaria possono riportare le perdite per l'intero importo che trova capienza in corrispondenti redditi (attività di impresa in contabilità ordinaria o semplificata) di esercizi successivi, ma non oltre il quinto. Il limite quinquennale, come già in passato per i contribuenti Ires, non riguarda le perdite dei primi tre anni di vita delle società in nome collettivo e in accomandita semplice. Questa disciplina non è stata modificata dal Dl 98, che è intervenuto solo sul regime Ires dell'articolo 84 del Tuir. Le regole delle società di persone dovrebbero tuttora riguardare anche le perdite imputate ai soci dalle piccole Srl trasparenti in quanto l'articolo 116, comma 2 del Tuir richiama le norme dell'articolo 8, comma 3. In pratica (si veda lo schema e l'articolo sotto), dopo la manovra vi sono tre sistemi di compensazione delle perdite di impresa: società di capitali, imprese Irpef in contabilità ordinaria e imprese in contabilità semplificata.

Rebus decorrenza

Da chiarire la decorrenza della novità. Per le modifiche al regime delle perdite, a differenza di altre contenute nell'articolo 23, non è prevista alcuna deroga allo Statuto del contribuente; in questi casi, le modifiche normative alla disciplina dei tributi periodici (come l'Ires) scattano dall'esercizio successivo a quello in corso al momento in cui sono introdotte (articolo 3, legge 212/00), e quindi, sembrerebbe, dal 2012. Senonché, la relazione al provvedimento pare ipotizzare l'efficacia a partire dalle perdite formatesi nel 2011, mentre per quelle con data 2010 e precedenti resterebbe il tetto di cinque esercizi.

 

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