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Perdite, deroghe con effetti anticipati anche ai conti 2019

Le perdite emergenti dal bilancio 2019 possono essere considerate ricomprese nella disciplina speciale dettata dal Dl 23/2020; questo il messaggio lanciato dalla massima del Consiglio notarile di Milano in data 16 giugno 2020 (si veda anche ItaliaOggi Sette del 29/6/2020) che potrebbe essere assolutamente utile in questi giorni di ultimazione della campagna dei bilanci societari. L’indicazione che proviene dai notai meneghini va attentamente considerata in quanto si pone in parziale disallineamento con quella che era stata condivisa dalla dottrina che si era occupata dell’argomento.

Il tutto prende le mosse dall’articolo 6 del Dl 23/2020, convertito con legge 40/2020 (il cosiddetto decreto Liquidità). ove si afferma che, a partire dalla data del 9 aprile 2020 (data di entrata in vigore del decreto) e fino alla data del 31 dicembre 2020, per le fattispecie verificatesi nel corso degli esercizi chiusi entro la predetta data non si applicano gli articoli 2446, commi secondo e terzo, 2447, 2482-bis, commi quarto, quinto e sesto, e 2482-ter del codice civile. Inoltre, per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, numero 4), e 2545-duodecies del codice civile.

In definitiva, la prima chiave di lettura che era stata fornita alla disposizione «di riparo» era quella che tendeva a rendere applicabile la deroga alle sole perdite relative a esercizi che fossero stati interessati dalle difficoltà della pandemia da Covid-19 (con esclusione, quindi, dell’esercizio chiuso il 31 dicembre 2019).

Ciò ha certamente un senso logico, considerando che la volontà del legislatore pare essere quella di evitare che, per effetto delle conseguenze negative derivanti dal virus e dal lockdown, si dovesse procedere alla ricapitalizzazione, alla trasformazione o allo scioglimento di società che, senza tale accadimento straordinario, non avrebbero avuto alcuna conseguenza negativa sulla gestione.

Ma secondo la massima elaborata dai notai milanesi la norma ha una portata assai più ampia di quella individuata in un primo momento. Infatti, in forza dell’art. 6 del Dl 23/2020, qualora risulti, nel periodo dal 9 aprile 2020 al 31 dicembre 2020, che il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite, non si applicano le disposizioni di cui agli artt. 2446, commi 2 e 3, 2447, 2482-bis, commi 4, 5 e 6, e 2482-ter c.c., né opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli artt. 2484, comma 1, numero 4), e 2545-duodecies c.c., a prescindere da quale sia la data di riferimento del bilancio di esercizio o della situazione patrimoniale infra-annuale, dai quali emergono le predette perdite.

Resta fermo l’obbligo di convocare senza indugio l’assemblea per gli opportuni provvedimenti, ai sensi degli artt. 2446, comma 1, e 2482-bis, commi 1, 2 e 3, c.c., sia nei casi in cui per effetto di tali perdite il patrimonio netto è superiore al capitale minimo previsto dalla legge (fattispecie di cui agli artt. 2446 e 2482-bis c.c.), sia nei casi in cui, per effetto di perdite superiori a un terzo del capitale sociale, il patrimonio netto sia inferiore al capitale minimo previsto dalla legge (fattispecie di cui agli artt. 2447 e 2482- ter c.c.).

Sono pertanto legittime e possono essere iscritte nel registro delle imprese le de- liberazioni di aumenti di capitale a pagamento, assunte nel periodo dal 9 aprile 2020 al 31 dicembre 2020, che non siano precedute dalla riduzione del capitale sociale a copertura delle perdite anche qualora a esito dell’aumento di capitale il patrimonio netto della società continui a essere inferiore ai due terzi del capitale sociale (artt. 2446 e 2482-bis c.c.) o inferiore al minimo legale (artt. 2447 e 2482-ter c.c.).

Parimenti dicasi per le altre operazioni sul capitale o con effetti sul capitale sociale, che richiederebbero il rispetto delle predette disposizioni, ove applicabili.

La chiave di lettura adottata, dunque, risulta molto più ampia rispetto a quella inizialmente ipotizzata, per il semplice motivo che riconduce l’applicabilità della «norma rimedio» alla semplice constatazione della perdita nell’anno 2020, a prescindere dal dato storico di riferimento.

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