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Perdite su crediti da provare

Ai fini della deducibilità delle perdite su crediti vantati da debitori assoggettati a procedure concorsuali, deve essere provata, oltre alla definitiva inesigibilità, sia l’inerenza di questi crediti con l’attività svolta dall’impresa creditrice nell’ambito dell’oggetto sociale, sia l’avvenuta tassazione dei relativi ricavi. Lo ha stabilito la sezione sesta della Corte di cassazione, nell’ordinanza 9784/2019. La vertenza riguarda un accertamento con cui le Entrate di Milano avevano ripreso a tassazione delle perdite su crediti, che una società di persone aveva portato in detrazione dai redditi dell’anno 2005. La Commissione provinciale aveva annullato la ripresa fiscale e la sentenza era stata confermata, in appello, dalla Commissione tributaria regionale della Lombardia. Contro queste decisioni di merito, l’Agenzia erariale aveva presentato ricorso per cassazione.Tra i motivi di ricorso, l’ufficio sosteneva che, ai fini della deducibilità delle perdite su crediti vantati verso debitori assoggettati a procedure concorsuali, occorreva provare che i crediti, sui quali si è verificata la perdita, fossero relativi all’attività svolta dall’impresa nell’ambito dell’oggetto sociale; inoltre, la perdita poteva essere dedotta a condizione che il contribuente avesse previamente subito la tassazione del ricavo; tassazione divenuta indebita a fronte della mancata riscossione del credito. Nel caso specifico, l’accertamento notificato sia alla società che ai soci, era scaturito dall’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. Mentre le commissioni di merito avevano ritenuto irrilevante questa omissione, la Cassazione ha stabilito che il contribuente debba fornire la dimostrazione che la deduzione sia riferita a un pregresso ricavo dichiarato, su cui lo stesso contribuente abbia subito una tassazione.

Ne deriva che, ai fini della deducibilità delle perdite su crediti, oltre che alla dimostrazione dell’esistenza del credito e della sua definitiva inesigibilità (nel caso fornita dalla nota del curatore della società fallita) è onere del contribuente dare piena dimostrazione della riferibilità dei crediti (e delle conseguenti perdite sugli stessi) all’attività imprenditoriale svolta dalla società ed alla subita tassazione del ricavo. In conclusione il collegio di legittimità ha aggiunto che, diversamente da quanto ritenuto dai contro ricorrenti, la fattura non è sufficiente a giustificare l’inerenza del costo.

Benito Fuoco

(…) Occorre evidenziare che la dimostrazione, fornita dal contribuente dell’esistenza del credito, fatturato e accertato giudizialmente, e dell’insolvibilità del debitore, conclamata dalla dichiarazione di fallimento e dalla nota del curatore attestante la mancanza di riparto per i crediti chirografari unitamente all’utilizzabilità della perdita di credito per l’anno d’imposta in cui venne pronunziata la dichiarazione di fallimento non esimevano, comunque, il contribuente dal comprovare che la deduzione si riferisse a una pregressa tassazione del ricavo, poi divenuto inesigibile. In tanto, infatti, il legislatore ha previsto la deducibilità della perdita, in quanto il contribuente abbia previamente subito la tassazione del ricavo, divenuta indebita a fronte della mancata riscossione del credito. Ciò che risulta confermato proprio dal comma 5 dell’art. 109, dpr cit., laddove precisa che i componenti negativi sono deducibili «se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito». Ferma è, del resto, questa Corte, nell’affermare che spetta al contribuente l’onere della prova sull’inerenza del bene o servizio acquistato all’attività imprenditoriale, vale a dire che si tratti di spesa che si riferisce ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa, e sulla coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa (Cass. n. 10114/2017, Cass. 8 ottobre 2014, n. 21184; Cass. 14 gennaio 2015, n. 403).

Con specifico riferimento all’inerenza in tema di perduta su crediti, d’altra parte, questa Corte ha di recente ribadito che «l’inerenza rappresenta un requisito da provare in relazione a tutte le poste reddituali fiscalmente deducibili, involgendo, nel caso di specie la dimostrazione che i crediti, sui quali si è verificata la perdita, siano relativi all’attività svolta dall’impresa nell’ambito dell’oggetto sociale», poi aggiungendo che, di fronte alla contestazione specifica del requisito dell’inerenza da parte dell’Amministrazione finanziaria è stato onere dei contribuenti dare piena dimostrazione dell’inerenza dei crediti (e delle conseguenti perdite sugli stessi) all’attività imprenditoriale svolta dalla società, cfr. Cass. n. 16539/2018. Ciò perché «in tema di imposte sui redditi di impresa, grava sul contribuente l’onere di fornire la prova della deducibilità delle perdite su crediti ritenuti dal Fisco indeducibili, dimostrando la natura di componenti negative del reddito d’impresa, sulla base di elementi certi e precisi» (Cass. sent. n. 447/2015). (…) Sulla base di tali considerazioni il ricorso va accolto (…)

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