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Perdite con via obbligata

Per le perdite su crediti di modesto importo occorre sempre fare riferimento alla singola prestazione periodica anche se ricompresa all’interno di un rapporto contrattuale più complesso. Quest’ultima soluzione, all’interno di quelle possibili, sembra essere la più aderente al dettato normativo ed ha inoltre il pregio di rendere coerente la verifica del mantenimento del requisito quantitativo con quello della scadenza del credito.

È questa, in estrema sintesi, la posizione assunta da Assonime nella circolare n. 15 diffusa ieri, in merito alle nuove disposizioni fiscali sulla deducibilità delle perdite su crediti di modesto importo di cui al nuovo comma quinto dell’articolo 101 del Tuir.

Sposando questa tesi, continua Assonime, il periodo di osservazione utile ai fini della verifica del duplice requisito – quantitativo e temporale – previsto dalla nuova normativa non potrebbe che essere quello della chiusura dell’esercizio sociale.

Ai fini della deduzione della perdita, si legge infatti nella citata circolare, «si dovrebbe semplicemente verificare se a tale data, con riferimento alle singole partite creditorie che presentino una autonomia sotto il profilo giuridico, vi siano crediti che si collocano al di sotto della soglia quantitativa ( 2.500 o 5.000) e che sono già scaduti da almeno sei mesi».

In assenza di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate sull’esatta interpretazione dei due nuovi limiti posti alla base della deducibilità fiscale delle perdite su crediti di modesto importo, Assonime prende dunque una posizione chiara sposando la tesi interpretativa basata sul singolo rapporto di credito anche se inserito nell’ambito di un più ampio e complesso rapporto contrattuale.

Si tratta di una tesi, come ammette la stessa circolare, che potrebbe in qualche modo contraddire lo spirito ispiratore della nuova normativa basato sulla convenienza dell’azione di recupero che viene normalmente valutata prendendo in considerazione il saldo complessivo del rapporto con il cliente e non la singola voce di credito.

Nonostante ciò Assonime ritiene che la soluzione proposta possa consentire anche una diversa interpretazione della soglia quantitativa posta dal legislatore in 2.500 euro che salgono a 5.000 euro per le imprese di più rilevante dimensione. Questa soglia potrebbe infatti configurarsi «non già come espressione forfettaria del costo di una azione di recupero di per sé antieconomica, ma come un parametro per identificare i crediti non significativi, in sé considerati, rispetto al portafoglio crediti dell’impresa».

Una tale prospettiva, continua ancora la circolare in commento, consentirebbe di «prescindere dalla prospettiva di una azione di recupero giudiziale e dai relativi costi, mentre sarebbe sufficiente prendere in considerazione la sola entità del credito, in quanto tale, nella prospettiva del suo abbandono».

Infine, considerare i crediti singolarmente e senza effettuare alcun cumulo all’interno del medesimo rapporto può considerarsi razionale anche in relazione con l’altra ipotesi di deducibilità delle perdite su crediti ossia con la prescrizione del diritto di credito. Questi ultimi infatti, anche se facenti parte di un rapporto contrattuale complesso, si prescrivono sempre singolarmente.

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