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«Perderemo la tripla A». E il fuorionda di Sarkozy fa precipitare le Borse

di Stefania Tamburello

Mercati di nuovo in tempesta con le Borse europee in caduta e i titoli pubblici in tensione, Btp in testa. Ad innervosire gli investitori sono stati i rinnovati timori per un declassamento del debito sovrano della Francia che rischia di perdere la tripla A nel giudizio di Standard & Poor's e lo scetticismo, che resiste, sulla capacità dell'Europa di individuare una soluzione efficace e comune per difendere la sua moneta. Che continua ad indebolirsi, scendendo sotto la soglia di 1,30, precisamente a 1,299 dollari.
A riportare in campo le preoccupazioni sul downgrade di Parigi sarebbero state le parole dello stesso presidente francese Nicolas Sarkozy, il quale secondo quanto riportato ieri dal settimanale francese Le Canard Enchaîné avrebbe confidato ai suoi fedelissimi che «Perderemo la tripla A». Una preoccupazione rafforzata dalle rassicurazioni, («Non sarebbe una catastrofe»), espresse procurando l'effetto contrario sempre ieri dal ministro degli Affari Esteri Alain Juppé. Non c'è quindi da stupirsi che sia stata la Borsa di Parigi, trainata all'ingiù dai titoli bancari, ad indossare la maglia nera dei listini con una perdita del 3,33%. A trascinare in basso le piazze europee è stata anche l'apertura in negativo di Wall Street sull'onda della delusione provocata dalla decisione della Federal Reserve di non cambiare la politica monetaria per stimolare l'economia Usa.
Milano ha fatto meglio di Parigi ma non molto. Piazza Affari ha perso, infatti, il 2,84% mentre Londra ha chiuso in calo del 2,25%, Madrid dell'1,75% e Francoforte dell'1,72%. Sul listino tedesco che ha registrato il crollo dei titoli automobilistici, Bmw e Volkswagen, hanno pesato le indicazioni dell'istituto Ifo di Monaco che ha tagliato le previsioni di crescita per la Germania nel 2012.
Nervosismo al massimo anche sul mercato dei titoli pubblici. Gli italiani, in particolare, sono tornati sotto attacco e lo spread di rendimento con i Bund tedeschi si è di nuovo ampliato. E ciò al di là delle aspettative di aumento legate al cambiamento del Btp decennale preso a riferimento per il confronto col Bund di uguale durata: il nuovo benchmark (Btp con scadenza marzo 2022) ha fatto registrare un differenziale balzato a 531 punti base. Anche lo spread del vecchio decennale è salito chiudendo a 487,6 punti base dai 465,7 punti di ieri con un rendimento al 6,80%. Un rialzo non giustificato dall'esito dell'asta di Btp quinquennali offerti per 3 miliardi e tutti collocati con facilità. Il tasso di assegnazione rappresenta un nuovo record, il 6,47%, che non si vedeva dal maggio del 1997. Ma che è comunque inferiore a quello del pre asta, cosa che, secondo gli operatori, rappresenta un segnale positivo. Gli analisti hanno così spiegato che la domanda è stata buona e il fatto che il tasso sia risultato inferiore rispetto a quello del mercato indica che l'interesse degli investitori per i titoli di Stato a 5 anni è stato forte. La prossima emissione di titoli di Stato ci sarà il 28 dicembre con un'asta di Bot e Ctz, seguita il giorno dopo da un'emissione di Btp e Cct. Ma i test più severi ci saranno nei primi mesi del nuovo anno, in particolare in febbraio e marzo con emissioni che sfiorano i 100 miliardi di euro.
Ma ieri è stata una giornata negativa su tutti i mercati. Il prezzo del petrolio ha chiuso in forte calo a New York sulla scia dell'andamento negativo delle borse e della contrazione delle importazioni Usa. E anche l'oro è sceso del 5%, il più forte calo in una seduta da tre mesi a questa parte, che fa presagire agli specialisti un'ulteriore caduta.
 

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