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Perde la gara l’impresa che non controlla la sua Pec

A bocca asciutta. Perde definitivamente la gara l’impresa che non controlla la sua Pec e, dunque, non impugna entro i 30 giorni previsti dall’articolo 120 cpa l’aggiudicazione provvisoria dell’appalto comunicatagli via posta elettronica certificata dalla stazione appaltante. Lo stabilisce la sentenza 1497/14, pubblicata dalla prima sezione del Tar Campania.

Regole processuali

Trova ingresso l’eccezione dell’azienda concorrente: risulta irricevibile il ricorso dell’impresa che non ha vinto l’appalto e vorrebbe rimettere tutto in discussione. Non può essere accolta la censura secondo cui non sarebbe possibile evincere il contenuto del messaggio spedito via posta elettronica certificata, mentre risulta ormai spirato il termine decadenziale per l’impugnazione. Nessun dubbio che la Pec faccia fede. E una volta che l’azienda giudicata non vincitrice ha deciso di impugnare l’aggiudicazione provvisoria, la ricorrente deve osservare le regole processuali di quello che si configura come un giudizio del tutto autonomo: tra le regole figura la natura decadenziale del termine di proposizione e non c’è alcuna possibilità di eluderlo spostando in avanti o avvalendosi del termine per la rituale contestazione di un atto successivo, nel caso di specie nemmeno adottato. Insomma: l’impresa rimasta definitivamente fuori dalla gara d’appalto non può pretendere la possibilità di fruire di un doppio termine decadenziale di impugnazione per la proposizione di un solo oggetto di contestazione.

Allegazione fondamentale

Sul verdetto dei giudici pesa il documento depositato agli atti dalla stazione appaltante: la nota consente di risalire al contenuto del messaggio inviato alle concorrenti sull’esito della gara. E non c’è dubbio che il responsabile del procedimento renda noti esiti e punteggi che hanno determinato la formazione della graduatoria e l’individuazione dell’aggiudicatario provvisorio. Chi decide di impugnare già la sola aggiudicazione provvisoria dà vita a un processo autonomo che è destinato a concludersi fisiologicamente con una decisione di merito e non può dipendere dall’adozione di atti successivi, magari non ancora esistenti al momento del passaggio in decisione. Spese di giudizio compensate per la particolarità della questione.

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