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Percorso obbligato per il recupero del credito Iva

L’omessa presentazione della dichiarazione annuale esclude la possibilità di utilizzare il credito Iva (o di altri tributi) in detrazione dalle imposte dovute per l’anno successivo. Il recupero del credito può avvenire solo con un’istanza di rimborso. Sono gli effetti delle indicazioni fornite dalla circolare 34/E/2012. A meno che il contribuente non valuti la scelta di intraprendere la strada del contenzioso (si vedano gli articoli a lato).
Il problema può scaturire in seguito ai controlli automatici delle dichiarazioni (articolo 54-bis del Dpr 633/72 e articolo 36-bis del Dpr 600/73) effettuati dal fisco. Controlli che possono portare a segnalare un errore e, di conseguenza, a generare una comunicazione di irregolarità (l’avviso bonario) nel caso di trasferimento di un credito, sorto in un periodo in cui la dichiarazione non è stata trasmessa o è stata presentata con un ritardo superiore ai 90 giorni.
L’iter
In passato, se un contribuente riceveva un avviso bonario (o una cartella) per l’illegittimo riporto del credito Iva, poteva recarsi presso un ufficio e ottenere l’annullamento dell’atto, dimostrando l’esistenza sostanziale del credito (risoluzione 74/E/2007 e la circolare 222/E/2000). Ora la circolare 34/E indica una sorta di percorso obbligato in riferimento – è bene precisarlo – ai casi di crediti emersi a seguito di omessa presentazione della dichiarazione, passando dalla richiesta di rimborso. L’istanza può essere presentata entro due anni dal pagamento – a seguito di avviso bonario, cartella o sentenza sfavorevole – se è dimostrata la spettanza del credito.
La circolare 34/E/2012 non dettaglia documenti da presentare a supporto della domanda di rimborso, ma non c’è dubbio che si debba, anzi tutto, dimostrare la corretta tenuta e conservazione della contabilità. Di conseguenza, è necessario presentare la copia del registro Iva acquisti, del registro Iva vendite e dei prospetti che espongono le liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali). Inoltre, deve essere fornita la prova dei versamenti dovuti: quindi, possono giocare un ruolo cruciale i modelli F24. E poi, la domanda di rimborso deve essere corredata anche della copia della dichiarazione omessa (o tardiva) e di quella dell’anno successivo, in cui è stato trasferito il credito. Modelli F24 e dichiarazioni sono già inseriti nel sistema informativo delle Entrate, ma una documentazione completa, a supporto dell’istanza, non può che agevolare il funzionario a cui è stata assegnata la pratica di rimborso. Infine, devono essere presentate anche le fatture di acquisto, che consentono all’ufficio di verificare l’esistenza del credito e la sua inerenza con l’attività esercitata. Se il numero delle fatture è rilevante, la prassi degli uffici consente di fornire un campione rappresentativo della tipologia degli acquisti effettuati.
I controlli effettuati per il rimborso non escludono che l’ufficio possa effettuare, anche successivamente, una specifica attività di indagine più approfondita per verificare l’esistenza del credito.
La giurisprudenza
La posizione espressa dalle Entrate trova un fondamento in alcune recenti pronunce della Suprema corte (sentenze 19326/2011 e 268/2012) che confermano un orientamento giurisprudenziale piuttosto consolidato. Esistono, però, pronunce di legittimità di altro segno (12012/2006, 523/2002, 544/97, 2063/98, 3916/98) – oltre a numerose sentenze di merito – che ritengono legittimo il trasferimento del credito, anche se è stata omessa la dichiarazione.
C’è un altro aspetto da ricordare. La Cassazione ha affermato che l’amministrazione finanziaria non può utilizzare la procedura del ruolo (avviso bonario e, poi, cartella) per recuperare un credito che risulta da una dichiarazione omessa (ordinanza 5318/2012). In particolare, la riscossione tramite ruolo è consentita solo per i controlli formali (cartolari) delle dichiarazioni. Ma la negazione del trasferimento di un credito – secondo i giudici di legittimità – non può essere ricondotta a un semplice controllo formale, in quanto implica verifiche più approfondite e anche valutazioni giuridiche (in senso conforme si vedano le 12762/2006 e 14070/2011).

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