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Perché, nonostante la crisi, Ryanair quota ancora a prezzi da lusso

La crisi dei piloti ha fatto perdere in un mese oltre il 6% al titolo Ryanair. In termini di capitalizzazione il ribasso equivale a circa due miliardi di euro. Potrebbe sembrare tanto. Eppure non lo è se se invece dei prezzi si guardano i multipli di Borsa, cioè quegli indicatori che, rapportando le quotazioni a indicatori di bilancio e conto economico, ci dicono quanto il mercato valuta il titolo.
L’enterprise value di Ryanair è pari a 19,4 miliardi di euro. Una cifra che equivale a 2,8 volte il fatturato. Una valorizzazione che non si avvicina neppure lontanamente a quella delle concorrenti. Easyjet, per citare il rivale più diretto, vale in Borsa il 90% di quanto fattura. Lufthansa, la principale compagnia di bandiera in Europa, appena il 40% dei ricavi. Ryanair vale oggi 4,62 volte il suo patrimonio. Più del doppio di Easyjet e tre volte Lufthansa. Per trovare multipli simili bisogna andare a prendere le società del lusso. Luxottica, per citare la principale azienda italiana del comparto, ha gli stessi numeri di Ryanair in termini di rapporto tra capitalizzazione, patrimonio o ricavi. D’altronde, quanto a marginalità, la compagnia irlandese riesce a fare i numeri di un’azienda del lusso. Il net income margin, cioè la quota di fatturato che si trasforma in utile, è pari al 20%. Su 100 euro di ricavi 20 sono profitti puliti contro i 5 della diretta concorrente Easyjet. Peccato che per arrivare a questi numeri debba adottare politiche di retribuzione del personale assai discutibili. Tirando forse troppo la corda come testimonia la crisi di questi giorni e la cancellazione dei voli.
Quale impatto avrà la crisi dei piloti sui conti della società? Numeri certi si vedranno nei conti del terzo e quarto trimestre dell’anno. Ma il mercato per il momento pare muoversi con molta prudenza. Gli analisti hanno tagliato le stime sul titolo ma non in maniera drammatica. Oggi il consensus degli analisti di S&P Market Intelligence fissa il prezzo obiettivo a 19,73 euro per azione. Prima della crisi era a 20,03. Evidentemente il mercato crede che un’azienda con zero debito e liquidità in cassa per oltre 4,8 miliardi abbia i numeri per far fronte alla crisi. La crisi dei piloti comprensibilmente costringerà l’azienda a venire incontro alle richieste del personale. Il costo del lavoro, oggi pari ad appena il 10% del fatturato, potrebbe salire riducendo i margini. È anche vero tuttavia che c’è un altro fronte su cui l’azienda riesce a risparmiare senza temere rivali: quello delle tariffe aeroportuali. Avendo puntato per tempo sugli scali secondari e poco battuti l’azienda è riuscita a contrattare tariffe ultraconcorrenziali e oggi solo 7,2 euro a passeggero sono riferibili a spese aeroportuali. Sui suoi aeroporti Ryanair ha un potere contrattuale che non ha rivali. Basti pensare che, per 55 di questi scali, i voli della compagnia irlandese valgono oltre il 50% del traffico.
Poi certo c’è da considerare la reazione dei passeggeri a seguito delle cancellazioni. Il fatto che Easyjet, nell’ultimo mese, abbia guadagnato l’8% in Borsa, fa pensare che il mercato creda che la concorrenza trarrà vantaggio dalla crisi.

Andrea Franceschi

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