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Perché nella partita M&A Francia batte Italia 5 a 1

Con l’ultima sortita di Vivendi nel capitale di Mediaset il ruolo dei francesi come investitori esteri di peso nella Borsa italiana si consolida ulteriormente. Da uno screening che Il Sole 24 Ore ha fatto usando la banca dati S&P Capital IQ risulta che il controvalore delle partecipazioni azionarie in mano a investitori transalpini sia oggi pari a 34,5 miliardi di euro. Cifra che vale il 7% della capitalizzazione del listino milanese e il 17% del totale delle partecipazioni estere. Una presenza forte, quella dei francesi a Piazza Affari, a cui non corrisponde un pari attivismo da parte degli italiani a Parigi. Facendo il percorso inverso, e cioè andando a calcolare il valore delle partecipazioni di soggetti italiani nella Borsa francese, si ricava una cifra di 18,7 miliardi che equivale a una briciola (0,97%) della capitalizzazione della Borsa di Parigi.
In termini assoluti la presenza francese nel capitale di Piazza Affari è inferiore a quella dei grandi fondi americani che hanno in portafoglio oltre 91 miliardi di euro in azioni. Ma se si vanno a vedere le partecipazioni rilevanti si può constatare chiaramente come la presenza francese sia ben più importante. Se gli americani sono presenti perlopiù con i colossi del risparmio gestito come Blackrock, Vanguard e altri la presenza francese ha un connotato più spiccatamente industriale. Le vicende che riguardano Vincent Bolloré, le cui partecipazioni (Mediobanca e Mediaset e Telecom Italia) valgono circa 4,2 miliardi di euro, ma anche la maxi acquisizione di Pioneer da parte di Amundi (operazione da 3,5 miliardi) sono solo gli ultimi capitoli di un campagna acquisti che i colossi dell’industria e della finanza francese, a caccia di saldi nel Belpaese, hanno condotto in questi anni. L’acquisto di Lactalis da parte di Parmalat, quello di Edison da parte di Edf, le banche Bnl e Cariparma finite in mano a Bnp Paribas e Crédit Agricole. Per non parlare dei nomi del lusso come Bulgari, e Loro Piana finite in mano al colosso Lvmh. L’elenco potrebbe continuare ma la sostanza non cambia: i numeri dicono chiaramente che in questi anni il nostro Paese è stato terra di conquista per le aziende francesi. Che sono più capitalizzate, sanno fare sistema e sanno riconoscere le occasioni quando gli passano davanti.
Un altro confronto che fa pensare è sulle cifre che in questi anni i francesi hanno messo sul piatto per comprarsi pezzi dell’industria italiana. Da uno screening che Il Sole 24 Ore ha fatto su tutte le acquisizioni messe in atto da società francesi su aziende italiane negli ultimi 10 anni risultano operazioni per un controvalore di 29 miliardi di euro. Facendo il percorso inverso, e cioè andando a vedere quanto le aziende italiane hanno messo sul piatto per fare acquisizioni oltralpe negli ultimi 10 anni, risultano operazioni di questo tipo per un controvalore di appena 6,3 miliardi di euro. Se la contesa si fosse giocata su un campo di calcio il risultato sarebbe stato di 5 a uno in favore dei francesi.

Andrea Franceschi

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