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«Ecco perché nacque Intesa Sanpaolo»  

Dieci anni dopo e in piena crisi bancaria, Intesa Sanpaolo risulta essere il gruppo europeo del credito in maggiore sicurezza (cioè con il più alto capitale in eccesso) nel più avverso tra gli scenari simulati dagli stress test dell’Eba, l’European banking authority, collocandosi per redditività e capitalizzazione al vertice delle graduatorie. Di meglio Mario Draghi non poteva sperare, salutando la fusione tra le banche di Milano e Torino quel 12 ottobre del 2006. Un’operazione alla quale l’allora governatore della Banca d’Italia affidava la prospettiva di «aumentare la capacità competitiva» del sistema italiano sulla piazza internazionale, secondo quanto poi emerso dai verbali della superbanca. La visione europeista vedeva allineati Romano Prodi premier e Tommaso Padoa-Schioppa ministro dell’Economia. «Nasce una grande banca italiana che avrà un ruolo importante in Europa», era il pronostico di quest’ultimo.

Portata a buon fine con una tempistica record dettata (anche) dalla necessità di fermare l’avanzata degli stranieri, quella celebrata da Giovanni Bazoli ed Enrico Salza fu la prima di un ciclo di aggregazioni. A seguire, Capitalia fu assorbita da Unicredit e Antonveneta da Montepaschi. Intesa Sanpaolo rimase l’unica «tra pari», come recita una formula ripetuta a Torino e sempre coltivata anche a Milano da due «tessitori» come lo stesso Bazoli, il presidente emerito e padre della banca nata dalle ceneri del Banco Ambrosiano, e Giuseppe Guzzetti, presidente della Cariplo. Nel 2006, sotto la Mole, oggi si direbbe all’ombra del grattacielo di Renzo Piano, Salza era affiancato dal presidente della Compagnia di San Paolo, Franzo Grande Stevens. Il gioco di squadra permise il duplice contrasto ai francesi di Crédit Agricole, allora soci di Intesa, e agli spagnoli del Santander, in pressing sul Sanpaolo. Ma come rivela Salza nella sua ricostruzione qui accanto, il calcio d’inizio porta, a sorpresa, il sorriso timido e gentile di Alfonso Desiata, intellettuale e matematico, meglio noto alle cronache come il presidente delle Generali che seppe dire di no a Enrico Cuccia.

Paola Pica

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