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«Perché le più solide sono Intesa e Unicredit». La «Behavioural Finance»

C’ è un pericolo emergente nel mondo delle banche italiane divenute europee nell’ultimo anno. Un pericolo che, secondo Donato Masciandaro, docente all’università Bocconi, si può scongiurare solo «attraverso un maggior coordinamento della politica monetaria della Banca centrale europea rispetto alle politiche della Vigilanza. Se la creazione dell’Unione bancaria e della Supervisione unica sul sistema creditizio porta le banche italiane verso una struttura di maggior solidità c’è un caveat non sottovalutabile, ovvero il rischio che si crei un corto circuito tra la politica monetaria e la vigilanza. È necessario prestare molta attenzione affinché la politica di Vigilanza non diventi un politica congiunturale, monetaria. Obiettivo della politica monetaria è stabilizzare il ciclo economico, mentre l’obiettivo delle politiche di Vigilanza è stabilire delle regole di lungo periodo per giungere alla stabilità finanziaria».
Sotto la lente
L’analisi di Masciandaro prende spunto dal Ventesimo rapporto sul sistema finanziario italiano realizzato dalla Fondazione Rosselli e di cui il docente bocconiano è editor assieme a Giampio Bracchi del Politecnico di Milano e a Umberto Filotto dell’Università di Tor Vergata. Il lavoro, che verrà presentato nel corso della settimana è un’ampia ricerca sulla struttura del sistema creditizio continentale, è composto di tre parti. Una dedicata alla Behavioural finance , le altre al sistema degli operatori e alle autorità di supervisione e vigilanza. «Contrariamente al percepito — sottolinea Masciandaro — le banche italiane entrate nel gruppo delle 128 “europee” si sono ben comportate nel confronto con le concorrenti continentali. In un contesto sostanzialmente positivo, che ha considerato gli indicatori sul piano della rischiosità aziendale, Intesa Sanpaolo e Iccrea, la holding delle Banche di credito cooperativo (Bcc), sono risultate le migliori», ma anche Cariparma, il Credem e la Banca Popolare di Sondrio evidenziano parametri al di sopra della media degli istituti italiani.
L’indagine — per evidenti motivi legati ai tempi di realizzazione — non ha potuto tener conto dei recenti sviluppi in casa della Banca Popolare di Vicenza, che così viene rappresentata in una posizione impropria. Ma il quadro è dettagliato in tutte le sue maggiori indicazioni. Ad iniziare dalla posizione di Unicredit che, molto forte sul piano dimensionale e del Tier1 — un indicatore della solidità patrimoniale tra i più considerati dalla vigilanza di Francoforte — sembra dover fare i conti con limiti di efficienza e di profittabilità.
Oltre all’analisi dei singoli gruppi, il rapporto della Fondazione Rosselli evidenzia un altro importante aspetto: «All’interno dei bilanci dei singoli gruppi bancari europei — spiega Masciandaro — c’è il tema della, talvolta massiccia, presenza nel portafoglio di titoli di Stato. È un aspetto questo che potrà incidere sulla rischiosità delle banche italiane ed europee. Anzi, più si tenderà a considerare il rischio insito in questi titoli sulla base del rischio del sistema-paese che rappresentano, più si andrà a ridurre la loro presenza nel portafoglio delle banche».
Inganni
Degli aspetti relativi alla Behavioural finance , ovvero della finanza comportamentale, si è invece occupato con maggior profondità Riccardo Viale, presidente dell’Associazione culturale Fondazione Rosselli. Partendo da un aspetto che sfugge ai più: nell’analisi della convenienza di un prestito la mente umana è tendenzialmente ingannata dalle espressioni in termini percentuali. Più efficace sarebbe considerare il numero assoluto, che meglio interpreterebbe il valore del cosiddetto financial charge .
«La Fondazione Rosselli — evidenzia Viale — ha introdotto le scienze cognitive nelle analisi dei fenomeni economici fin dal 1988. Siamo stati tra i primissimi a fornire un modello interpretativo diverso dal mainstream , anche organizzando un convegno con Herbert Simon, vero padre di questa scienza. Il senso del nostro impegno si è poi concretizzato, negli anni, anche nella realizzazione di Mind & Society , una rivista che viene pubblicata da Springer e, ora, approda al Rapporto. È importante riconoscere come ormai non si possa fare a meno di considerare gli aspetti comportamentali, specialmente con riferimento al consumatore». Ormai, dal punto di vista micro, le scienze comportamentali hanno vinto la loro battaglia sull’economia neoclassica, «resta da vincere il confronto con la macro economia», sottolinea Vitale. Il premio Nobel a Robert Shiller, due anni fa, è un altro passo verso il cambiamento dell’analisi macroeconomica. «Ma fu addirittura Keynes — ricorda Viale — ad aprire all’analisi comportamentale, con un contributo sulla cosiddetta illusione monetaria nel rapporto tra salario e inflazione». È l’affermazione delle teorie Nudge , che hanno nel gabinetto Cameron, a Londra e nella presidenza Obama, negli Stati Uniti, i due punti più avanzati. A beneficio del consumatore. Una filosofia che ora approda, dal 28 ottobre, anche alla Scuola nazionale dell’Amministrazione, sotto l’egida della presidenza del Consiglio dei ministri.

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