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Perché gli Stati dribblano il bail-in

La crisi del Banco Popular segna il primo intervento dell’Authority di risoluzione europea. Finora il bail-in è stato evitato come la pepatencia, anche se la normativa è entrata in vigore ormai da quasi un anno e mezzo. E anche nel caso della banca spagnola non si è arrivati a richiedere gli aiuti di Stato, che sono ammissibili solo dopo aver bruciato sull’altare del salvataggio almeno l’8% delle passività dell’istituto in difficoltà, fino ad arrivare, se necessario, ai depositi per la parte eccedente i 100mila euro. Per il Banco Popular il “sacrificio” è sulle spalle di azionisti e obbligazionisti, mentre i bond Tier 2 verranno trasformati in azioni e di quel che resta se ne farà carico il Santader che, in chiave di soluzione sistemica, rileverà la banca al prezzo simbolico di 1 euro. A rischio adesso, secondo gli analisti, ci sono ancora altre banche iberiche non quotate, mentre si guarda all’evoluzione della situazione delle banche venete che l’Italia sta cercando di difendere con le unghie e con i denti.
Etruria e le sue sorelle – le quattro banche regionali finite in dissesto a fine 2015 – sono ancora una ferita aperta. L’esperimento “volontario” fatto poche settimane prima dell’entrata in vigore del bail-in (che mira a salvaguardare i contribuenti, e dunque a limitare al massimo l’intervento pubblico) ha dimostrato che il mercato tendenzialmente non ragiona per comparti stagni e il rischio contagio è sempre in agguato. Montepaschi ha virato verso il burden sharing, che è un’eccezione al bail-in, ma se non avesse utilizzato parte dei mezzi freschi raccolti con uno dei numerosi aumenti di capitale per rimborsare i seppur onerosi Monti bond, avrebbe potuto forse restare in regime di prorogatio in tema di soccorso pubblico. Come ha fatto Hsh Nordbank, con la Germania che un anno fa è riuscita a schivare la procedura di infrazione per aiuti di Stato, grazie al fatto che la Landesbank di Amburgo era già stata ampiamente sovvenzionata ed era riuscita a far passare la riapertura dell’ombrello pubblico come un’estensione del passato.
Ci sarà pure un motivo se persino i tedeschi cercano di evitare l’applicazione del bail-in sulla propria pelle. «È? come una profezia che si autoavvera – osserva Andrea Filtri, co-head del team di ricerca azionaria di Mediobanca e capo del team banche europee – Quando il mercato ha sentore di bruciato, tende ad adottare comportamenti che finiscono per dar fuoco alla casa, anzichè contribuire a spegnere il focolaio di incendio».
Nel tono asettico che è proprio di una pubblicazione tecnica come la Relazione annuale della Banca d’Italia, via Nazionale non nasconde le perplessità che ancora restano sullo strumento. In un focus sul regime di risoluzione delle banche Ue a confronto con quello vigente sull’altra sponda dell’Atlantico, la Relazione di fine maggio osserva che la maggior «flessibilità» e il «più ampio accesso alle fonti di finanziamento» concessi dalla normativa Usa «consente di gestire le crisi in modo da minimizzare la distruzione di valore e contenere gli effetti sulla stabilità finanziaria». Anche negli Stati Uniti – si spiega – non è ammesso il salvataggio delle banche mediante l’impiego di fondi pubblici, tuttavia il Tesoro può erogare prestiti al Fondo di liquidazione ordinata (nel caso di intermediari a rilevanza sistemica) o al Fondo di assicurazione dei depositi (negli altri casi), da recuperare attraverso la cessione di attività della banca in risoluzione e, se necessario, facendo ricorso a prelievi ex post a carico dei creditori e del sistema bancario. A differenza di quello che succede in Europa, inoltre, l’utilizzo dei fondi pubblici non è subordinato all’imposizione di un minimo di perdite (l’8% delle passività col bail-in), in gradazione, ad azionisti, obbligazionisti e depositanti. La Relazione di Bankitalia nota anche che mentre il ricorso a strumenti di risoluzione negli Usa è sempre possibile, in Europa è ammesso solo per «finalità di interesse pubblico», altrimenti l’unica prospettiva è la liquidazione. «È ancora incerto – nota peraltro via Nazionale – come questo criterio verrà applicato in concreto dall’Autorità europea di risoluzione».

Antonella Olivieri

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