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Per una causa 1.502 giorni

di Donatella Stasio

La giustizia continua a camminare con passo da lumaca e, anzi, peggiora le sue performance, confermando che la priorità politica da affrontare è ridurre l'eccessiva durata dei processi, civili e penali. Le statistiche ministeriali predisposte per l'inaugurazione del nuovo anno giudiziario (che il Sole 24 ore è in grado di anticipare) registrano infatti un ulteriore allungamento dei tempi sia delle cause civili che dei processi penali. Nel primo caso, per arrivare a una sentenza di tribunale occorrono 470 giorni (prima erano 456) e altri 1.032 ne servono in Corte d'appello (erano a 947). Complessivamente (senza considerare la Cassazione, 37 mesi), una causa civile dura quindi 1.502 giorni (erano 1.403 l'anno precedente). Né va meglio nel penale, dove i 316 giorni del Tribunale sono diventati 337 e i 739 della Corte d'appello sono saliti a 901, per un totale di 1.238 giorni, che diventano 1.621 se si aggiungono i 383 delle indagini (anche qui senza considerare la Cassazione, 7 mesi): rispetto all'anno precedente, la durata media di un processo è quindi aumentata di duecento giorni (era 1.428).
I calcoli – e raffronti – ministeriali sono stati effettuati tra l'anno giudiziario 2009/2010 e l'anno giudiziario 2010/2011, anche se i dati sulla durata sono aggiornati al 3 novembre 2011. Nessuna buona notizia, insomma, neppure quest'anno, se non la flessione del 2,4% registrata nell'arretrato civile, dove le cause pendenti scendono da 5.561.383 a 5.429.148. Nel penale, invece, i processi pendenti aumentano, passando da 3.271.186 a 3.379.367. Una zavorra che, complessivamente, sfiora i 9 milioni di procedimenti, e che conferma lo stato di sofferenza del servizio giustizia.
Oggi il ministro della Giustizia Paola Severino farà il punto in Parlamento sullo stato dell'amministrazione giudiziaria nell'anno appena trascorso, sulle riforme approvate e su quelle in cantiere per migliorare l'efficienza, e alla sua relazione allegherà, com'è tradizione, le tabelle ministeriali con i numeri raccolti negli uffici giudiziari italiani. Il guardasigilli dirà di essersi mossa, finora, in sostanziale «continuità» con il precedente governo (su carcere e revisione della geografia giudiziaria) e che, tra le prossime mosse, ci sarà anche un intervento per un più efficace contrasto alla corruzione. Quanto si spingerà oltre, in questa occasione, è tutto da vedere. Certo è che la fotografia che emerge dai dati non è destinata a rassicurare l'Europa (e tanto meno i mercati) sul recupero di efficienza del servizio giustizia, in mancanza di riforme strutturali a tutto campo.
Della crisi economica c'è un'eco anche nei dati raccolti: le istanze di fallimento, ad esempio, sono aumentate ulteriormente nell'ultimo anno (+11,6%), toccando quota 11.608. In generale, però, c'è stata una diminuzione significativa delle nuove cause civili (-8,7%), il che potrebbe essere di buon auspicio rispetto ai "filtri" nel frattempo adottati (a cominciare dalla mediazione) tanto più se il governo introdurrà misure più stringenti per scoraggiare il ricorso al giudice o almeno la prosecuzione di giudizi finalizzati soltanto a lucrare sul fattore tempo. Stesso discorso per il penale, dove il numero dei processi prescritti, anche se diminuito rispetto alla media (140mila invece di 170mila) impone un intervento sia per evitare lo spreco di risorse pubbliche (circa 80 milioni il costo delle prescrizioni in un anno) sia per garantire la conclusione dei processi. A questo proposito, la Severino ha sul tavolo l'ultimo rapporto Ocse sulla corruzione in Italia, in cui si chiede fra l'altro di aumentare i tempi della prescrizione, nonché la sentenza delle sezioni unite della Cassazione sull'«abuso del processo», in cui – sia pure indirettamente – si chiede un intervento legislativo per vanificare il ricorso a tattiche difensive dilatorie e, quindi, sulla prescrizione (si veda Il Sole 24 ore del 15 gennaio).
Dai dati ministeriali emerge anche una flessione delle cause e dei processi definiti dai giudici. Nel civile è del 7%, poiché sono state chiuse 4.479.851 cause, quasi 400mila in meno dell'anno prima, anche se la capacità di smaltimento supera il numero delle cause sopravvenute (pari a 4.365.561). Infine un dato che resta allarmante: ad ingolfare le Corti d'appello ci sono le cause sulla "legge Pinto" per il risarcimento del danno dovuto all'eccessiva durata del processo (33.721), e i tempi per smaltirle si fanno sempre più lunghi, tant'è che ne giacciono arretrate 53.138, il 20,5% in più dell'anno precedente.

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