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“Per Tim Brasil procedura speciale aperto il cantiere governance”Patuano: abbiamo i soldi per gli investimenti sulla rete

MILANO — Dal 3 ottobre, cioè da quando Franco Bernabè ha lasciato la presidenza di Telecom Italia, Marco Patuano ha preso in mano le redini dell’azienda. In una fase sicuramente non facile per la vita dell’azienda ha mostrato un notevole piglio decisionale che lo ha portato a vendere velocemente Telecom Argentina e raccogliere 1,3 miliardi attraverso un bond convertendo. Ma ora deve affrontare anche i capitoli Tim Brasil e governance.
Dottor Patuano, sembra che la vostra controllata Tim Brasil sia molto appetita da altri gruppi ma voi la considerate strategica. È così?
«Al consiglio di ieri Rodrigo Abreu, ceo di Tim Brasil, ha spiegato bene a tutti la situazione della nostra controllata. Tim Brasil è stata più brava dei concorrenti a sfruttare la “popolarizzazione” della telefonia cellulare in Brasile, con una classe medio-bassa che dal 2004 è passata da 70 a 96 milioni di persone. Ora sta partendo lo sviluppo della banda larga, soprattutto attraverso la rete mobile, che presenta ampi spazi di crescita. Ma sarà importante avere le infrastrutture adeguate, quindi bisognerà acquistare nuove frequenze ».
Lei ha ribadito che per il momento non sono arrivate offerte di acquisto per Tim Brasil. Ciònonostante il cda ha messo a punto una procedura particolare nel caso arrivassero. Come si spiega tutto ciò?
«Il cda di Telecom ha deliberato all’unanimità che Tim Brasil è talmente importante che non ci deve essere nemmeno il dubbio di un conflitto di interessi. Quindi verrà messa in piedi una procedura ancora più severa delle parti correlate “rilevanti”, includendo anche i contatti propedeutici all’inizio di eventuali trattative».
Dunque se qualche banchiere dovesse telefonarle e dirle che sta per arrivare un’offerta per Tim Brasil lei cosa dovrà fare?
«Se ci fosse un approccio non dovrei avviare alcuna negoziazione ma far scattare la procedura prevista che mi vede affiancato da un comitato formato in prevalenza da consiglieri indipendenti. Parallelamente dovrei tenere informato il resto del cda».
E se l’offerta dovesse arrivare nel mentre state affinando questa procedura che cosa farà?
«Se dovesse succedere da qui al 6 febbraio, quando si riunirà il prossimo cda, allora convocherò immediatamente un consiglio straordinario senza avviare alcuna trattativa. Tutto ciò per recepire le indicazioni che sono arrivate dall’assemblea del 20 dicembre scorso. Non dobbiamo neanche sembrare o apparire in conflitto di interessi».
E che cos’altro avete deciso a livello di governance?
«Innanzitutto che in questa fase il cda rimane composto da 11 membri, il nuovo presidente verrà nominato con l’assemblea di aprile.
Fino ad allora il consiglio sarà guidato dal vicepresidente Aldo Minucci. Così eliminiamo incertezze ».
E ad aprile l’assemblea voterà con le stesse regole di oggi?
«La governance di Telecom risale alla fine degli anni ’90, dunque una verifica è opportuna. Ma prima di sottoporre all’assemblea eventuali cambiamenti dobbiamo studiare bene le regole in vigore in Italia, i modelli di riferimento internazionali e dove si colloca Telecom in questo contesto. Poi il 6 febbraio decideremo se è il caso di mettere mano alla governance».
Toccherete il principio statutario che prevede la nomina dei 4/5 del cda dalla lista di maggioranza?
«Non c’è solo quel punto in discussione, ma anche il numero dei consiglieri, i comitati e diversi altri temi. L’importante è prendere una decisione informata».
Come considera la salita oltre il 10% del socio Blackrock?
«Ho incontrato i rappresentanti di Blackrock una sola volta durante il road show dopo l’emissione del convertendo. Credo abbiano fatto un ottimo investimento, hanno creduto nel titolo e i fatti al momento gli stanno dando ragione ».
Crede che Blackrock possa aver agito in concerto con il socio Telefonica, come ipotizzano alcune indagini della Consob e della magistratura?
«Non ho alcun elemento per rispondere a questa domanda. Sono stati sollevati dall’antitrust brasiliano e dall’assemblea temi di conflitto di interesse per Telefonica che loro hanno affrontato in maniera netta e rispettosa del mercato. Posso dirle inoltre che con il management di Telefonica negli ultimi tempi abbiamo lavorato molto sulla parte industriale nel rispetto delle rispettive aziende e competenze».
Lo scorporo della rete fissa è un argomento ormai accantonato?
«Lo scorporo societario che avevamo studiato con Bernabè aveva due obbiettivi, uno finanziario e uno regolatorio. Con l’emissione del convertendo e la vendita dell’Argentina il movente finanziario è venuto meno, in quanto i soldi per fare gli investimenti li abbiamo al nostro interno. Rimane invece aperto il tema regolatorio, se la separazione servisse ad avere meno vincoli da parte dell’authority».
A che punto siete con le dismissioni che avevate annunciato?
«Siamo in linea con i tempi, restano previste entro il secondo trimestre 2014 le vendite delle torri di trasmissione in Italia e successivamente quelle in Brasile, i cui proventi serviranno per partecipare alle aste per le nuove frequenze».

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