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Per Telecom Italia scoglio argentino

Da fine maggio l’indice Stoxx delle tlc europee ha ceduto in Borsa il 2,3%, Telecom Italia il 14,4%. Anche ieri la compagnia italiana ha mostrato una maggior debolezza, con un calo dell’1,8% a 0,54 euro che si confronta con una flessione settoriale dello 0,6%. Lo scorporo societario della rete d’accesso, deciso dal board del 30 maggio, c’entra solo relativamente. Nel senso che il titolo che aveva corso nelle settimane precedenti su attese speculative, si è fermato davanti alla realtà complessa di un progetto strategico che, se ben condotto, apporterà benefici, ma necessariamente nel medio periodo, mentre nel frattempo prevalgono i rischi di esecuzione (le dichiarazioni delle controparti non aiutano). È rimasto poi in stand-by la possibile integrazione con 3 Italia, mentre si è rinvigorita la pressione competitiva sui prezzi del mobile, pressione che auspicabilmente il consolidamento del settore sul mercato domestico dovrebbe attenuare. Salvo che, a prescindere dalle ricadute “politiche”, le valutazioni sull’asset italiano del gruppo Hutchinson Whampoa resterebbero ancora distanti. Fatto sta che, in avvio di settimana, la battaglia dei prezzi ha spinto JP Morgan a rivedere al ribasso il target delle azioni Telecom. Dalle province d’oltreoceano, poi, il calo del real pesa sulle prospettive di traduzione in euro dei risultati brasiliani e nel contempo in Argentina rischia di aprirsi un nuovo fronte con il Governo.
Venerdì scorso infatti la presidente dell’Argentina, Cristina Kirchner, ha firmato un decreto che assegna alla Segreteria delle comunicazioni il compito di elaborare entro un mese un nuovo regolamento per la qualità dei servizi di tlc. L’obiettivo è quello di incrementare i controlli sulle compagnie telefoniche a fronte dei disservizi lamentati dai consumatori, in particolare nella telefonia mobile. Di fatto il regolatore potrà sospendere la commercializzazione e l’attivazione di nuove linee telefoniche se i disguidi dovessero continuare.
Il provvedimento è rivolto ovviamente a tutto il settore, che nel Paese sudamericano è dominato da Telefonica-Movistar e dalla partecipata di Telecom Italia, Telecom Argentina-Personal, davanti a Claro del gruppo di Carlos Slim. Quest’anno tutte e tre le compagnie sono già state multate per l’interruzione del servizio. A marzo un black-out di quattro ore su 250mila utenze Personal aveva dato luogo a una sanzione di 6 milioni di pesos e a un rimborso di 30 pesos a ciascun cliente interessato. A inizio aprile un pomeriggio di silenzio sulle linee di Movistar, che aveva coinvolto 18 milioni di utenze, è costato all’operatore di Telefonica 6 milioni di pesos di multa e l’obbligo di rimborsare i clienti con un ulteriore esborso di 185 milioni di pesos. A inizio maggio un inconveniente analogo ha interessato 920mila clienti di Claro, costretta a pagare 586mila pesos di multa e risarcimenti per 9,2 milioni. E tutte e tre le compagnie sono state pesantemente sanzionate per non aver predisposto misure atte ad assicurare comunque il servizio in presenza di un black-out elettrico che aveva colpito alcune zone del Paese a causa di un forte temporale a inizio aprile.
Qualche mese fa anche le autorità brasiliane avevano adottato un analogo provvedimento, sospendendo per alcune settimane l’acquisizione di nuovi clienti. La disputa, da parte di Telecom, era stata risolta con l’impegno a concentrare gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità del servizio. Nel caso dell’Argentina, sull’altro piatto della bilancia c’è anche la persistente difficoltà da parte delle imprese straniere, indipendentemente dal settore di operatività, a esportare i dividendi maturati sulle attività nel Paese. Situazione risolta pragmaticamente negli ultimi due anni da Telecom, dapprima utilizzando i dividendi di Telecom Argentina per ripagare i debiti della holding intermedia Nortel e successivamente, appunto, per alimentare gli investimenti con l’autofinanziamento derivante dalla ritenzione degli utili.

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