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Per tagliare l’arretrato i Tar ora puntano sul processo telematico

I Tar continuano a disfarsi dell’arretrato: l’anno scorso le cause pendenti sono diminuite di quasi il 10% (più di 25mila in meno rispetto al 2014), fermandosi a quota 241mila. Non così al Consiglio di Stato, dove l’arretrato è, invece, cresciuto del 5,4% , cosicché a inizio anno Palazzo Spada si è trovato a dover tener conto di oltre 26mila fascicoli in lista d’attesa. Nel complesso, però, l’operazione di smaltimento dei vecchi ricorsi ha dato i suoi frutti: si è, infatti, passati da un totale (Tar più Consiglio di Stato) di 467mila fascicoli pendenti nel 2011 ai 268mila dell’anno scorso (si veda il grafico).
L’obiettivo è fare in modo che l’opera di erosione non solo continui, ma viaggi più spedita. Le speranze sono riposte nel debutto del processo telematico, che dopo tanti rinvii dovrebbe partire il primo luglio. Le regole tecniche – la cui mancanza aveva indotto il legislatore a differire più volte l’esordio del processo senza carta – sono finalmente arrivate e aspettano di essere pubblicate.
Si passa, dunque, alla sperimentazione, che coinvolgerà alcune sezioni di Tar, una sezione di Palazzo Spada e anche gli avvocati. La sfida è impegnativa, non solo perché i tempi sono stretti. Per quanto infatti l’infrastruttura del nuovo processo – ribattezzata Nsiga (Nuovo sistema informativo della giustizia amministrativa) – sia pronta da tempo, adesso si tratta di attivarla in poco più di quattro mesi e fare in modo che il primo luglio tutto sia pronto. Anche perché, a differenza di quanto accaduto per la giustizia civile, il processo telematico dei Tar e del Consiglio di Stato non prevede fasi di avvicinamento: dal momento del debutto si dirà addio alla carta e tutti i passaggi processuali – dal deposito del ricorso agli atti successivi, dalle comunicazioni di segreteria fino alla scrittura e pubblicazione della sentenza – avverranno in modalità digitale.
La giustizia amministrativa è, dunque, a un momento di svolta. Come sottolineerà il presidente Alessandro Pajno nella sua prima relazione di apertura dell’anno giudiziario che terrà domani mattina a Palazzo Spada alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Occasione che rappresenterà anche l’insediamento del nuovo presidente del Consiglio di Stato.
Una svolta rappresentata pure da un sensibile ricambio generazionale. L’abbassamento dell’età della pensione a 70 anni, insieme alla decisione di qualcuno di lasciare anticipatamente la magistratura, ha portato 18 consiglieri di Stato e 21 giudici dei Tar a rimanere a casa a partire dal 1° gennaio scorso. Un significativo impatto sugli organici, che già erano in sofferenza. Al momento a Palazzo Spada, su una dotazione di 105 magistrati, ce ne sono in servizio 64 e 12 fuori ruolo o in aspettativa. Nei Tar, su un organico di 403 magistrati, quelli presenti sono 294, più 6 fuori ruolo o in aspettativa.
Vuoti a cui si sta in parte cercando di porre rimedio con un concorso a 5 posti di consiglieri di Stato, le cui prove scritte si svolgeranno dall’11 al 16 aprile prossimo. A questi dovrebbero aggiungersi i 10 consiglieri di Stato di nomina politica(ma potrebbero, dopo un’ulteriore ricognizione delle uscite, essere 13), designazioni che si aspettano dalla Presidenza del consiglio. Nei Tar invece si confida nei 45 referendari (il primo gradino della carriera)che usciranno dal concorso le cui prove si svolgeranno tra il 17 e il 20 maggio prossimo. Nuovi arrivi a cui nel triennio 2016-2018 se ne aggiungeranno altri 29, mentre sempre nei Tar è all’orizzonte un concorso per 78 giudici.

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