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Per San Marino trasparenza a metà

di Gabriele Frontoni  

Si allo scambio di informazioni fiscali con l'Italia. Ma non in automatico. È questo il senso della nuova legge sull'assistenza amministrativa in materia tributaria approvata dal Consiglio Grande e Generale di San Marino che acquisterà efficacia esecutiva a partire dal 15esimo giorno dalla sua pubblicazione. Una vera e propria rivoluzione per la Rupe che ha messo nero su bianco la propria volontà di voltare pagina indirizzandosi lungo il cammino di trasparenza richiesto a gran voce dall'Ocse. Ed è proprio l'articolo 1 della nuova norma a ribadire questa determinazione: «Il Consiglio di Stato è impegnato nell'attività di rafforzamento delle intese bilaterali in materia di cooperazione fiscale (attualmente 30, ndr), di accordi per evitare le doppie imposizioni e di accordi per lo scambio di informazioni in base agli standard e ai modelli definiti dall'Ocse». Ma il Parlamento del Titano è andato oltre, impegnandosi a negoziare e sottoscrivere accordi che contemplino forme di assistenza amministrativa su base spontanea, a richiesta o automatica, in linea con quanto previsto dalle disposizioni della direttiva comunitaria 2011/16/Ue sulla cooperazione amministrativa tra Stati adottata dal Consiglio dell'Ue il 15 febbraio scorso. Ma come avverrà, nello specifico questo scambio di informazioni? Lo chiarisce l'articolo 2 della nuova legge. «Nelle more della conclusione ed entrata in vigore di accordi tra la Repubblica di San Marino e altri Stati o Giurisdizioni per evitare le doppie imposizioni e/o favorire lo scambio di informazioni in materia fiscale sulla base degli standard Ocse le disposizioni del Titolo III definiscono le modalità con le quali verranno fornite informazioni fiscali su richiesta a detti Stati e/o Giurisdizioni con i quali il negoziato parafato in conformità al diritto internazionale, non sia ancora entrato in vigore». Vedi il caso dell'Italia, con l'intesa tributaria tra i due Paesi sepolta in un cassetto da un paio d'anni dopo aver ricevuto l'ok dai tecnici dei due ministeri. «Successivamente all'entrata in vigore degli accordi, lo scambio di informazioni avviene nelle modalità e in conformità con quanto stabilito e nel rispetto delle specifiche disposizioni in materia». A quel punto, entrerà in gioco l'Ufficio centrale di Collegamento che, prima di attivare le procedure interne per acquisire le informazioni oggetto di una richiesta proveniente da un'autorità estera, sarà tenuto a verificarne gli elementi, valutandone l'ammissibilità rispetto a quanto stabilito negli accordi. In caso di richiesta valida, allora scatterà l'acquisizione dei dati e il loro invio all'autorità estera. In caso contrario, ne verrà data informazione in tempi stretti al richiedente. Esistono però alcune cause per il rifiuto di una richiesta, ben definite: se la parte richiedente non ha fatto ricorso a tutti i mezzi disponibili nel proprio territorio per ottenere le informazioni; se l'evasione della richiesta risulta contraria all'ordine pubblico; se le richieste non contengono elementi sufficienti a dimostrare la pertinenza delle informazioni richieste; ma anche se la richiesta non è circostanziata o rappresenta una fishing expedition. Una clausola dell'articolo 6 della nuova legge nasconde, tuttavia, alcuni possibili escamotage per evitare la condivisione delle informazioni. «L'Ufficio Centrale di Collegamento è tenuto ad astenersi dal fornire informazioni che rivelerebbero un segreto commerciale o industriale. E che rivelerebbero comunicazioni riservate tra un cliente e un avvocato».

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