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Per Rbs vicina una multa da 790 milioni di dollari

Le autorità americane stringono l’assedio alla Royal Bank of Scotland nello scandalo Libor: sono pronte a imporre alla banca, oggi controllata dal Governo britannico, una multa da 790 milioni di dollari, 500 milioni di sterline, e a richiedere una sua esplicita ammissione di colpa per truffa. L’ammissione riguardarebbe una controllata di Rbs, probabilmente in Asia dove la manipolazione dei tassi d’interesse da parte degli operatori avrebbe avuto il suo epicentro. E un accordo sulle sanzioni con la banca, che vuole evitare il rischio di incriminazioni, potrebbe essere annunciato entro due settimane.
L’offensiva dimostra che i funzionari statunitensi, che indagano su almeno una dozzina di grandi istituti globali assieme alle authority britanniche, hanno deciso di insistere con una linea dura per far progredire il caso. Secondo il Wall Street Journal, che ha rivelato le imminenti sanzioni, il modello è quello seguito nell’intesa raggiunta con un’altra grande banca, la svizzera Ubs: a dicembre la sua divisione giapponese ha ammesso il reato di truffa e l’istituto ha pagato una multa record da oltre 1,4 miliardi di dollari. Con Rbs le banche finora colpite diventano tre – la prima era stata Barclays in giugno con una multa da 450 milioni – per un totale di sanzioni che sfiora ormai i tre miliardi.
Nuove multe e accuse sono considerate molto probabili: tra le stesse banche c’è la convinzione che le autorità non si fermeranno prima di aver colpito almeno altri due o tre grandi istituti, a comincIare da Deutsche Bank. Il presidente di Ubs, Axel Weber, ha suggerito un accordo di settore per aiutare gli istituti a uscire dalla bufera: durante un incontro a porte chiuse al World Economic Forum di Davos, al quale erano presenti rappresentanti delle autorità di regolamentazione e vertici di banche quali JP Morgan, Citigroup e Hsbc, ha invocato un’accelerazione dei compromessi. I contatti tra gli istituti per forgiare una posizione comune appaiono tuttavia preliminari e le authority appaiono fredda all’idea di abbreviare l’inchiesta e concludere un accordo complessivo entro fine anno che assolva le banche da rischi di ulteriori denunce, anche da parte di investitori.
La strada degli accordi, oltretutto, non è semplice. Rbs sta cercando di opporsi all’ammissione di colpa, adducendo il timore che questo scateni fughe di clienti e aumenti i costi legali per una possibile pioggia di ricorsi da parte di chi si ritiene danneggiato dallo scandalo. Anche se la calma reazione del mercato all’intesa con Ubs rassicura le autorità sulla stabilità degli istituti che riconoscano un ruolo nella truffa. Il coordinamento tra authority resta a sua volta foriero di incertezze: la multa verrebbe spartita tra americani e britannici, ma le autorità di Londra appaiono meno propense a perseguire accuse penali contro Rbs, preferendo semmai procedere nei confronti di singoli individui. Ma per gli americani il giro di vite nei confronti di Rbs è giustificato dagli sviluppi delle indagini: dipendenti e dirigenti del gruppo avrebbero per anni cercato di manipolare i tassi d’interesse attraverso gli indici interbancari Libor e Euribor, partecipando a un network che collegava operatori di numerosi istituti internazionali.

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