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«Per Pioneer avanti con Santander»

È Santander il nuovo partner per la Pioneer di UniCredit. L’operazione, che valorizza l’asset manager del gruppo quasi 3 miliardi di euro, è stata annunciata dall’amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni: al termine del board, ieri il manager ha indicato il proseguimento delle discussioni con gli spagnoli come partner futuro di quello che si annuncia come un «grande progetto industriale».
L’offerta di Santander, la più alta dal punto di vista economico, è stata preferita alle altre proposte di alleanza dei fondi di private equity Cvc (affiancato dal fondo di Singapore Gic) e Advent. La prossima tappa è la firma dell’accordo, che viene prevista entro novembre.
«Nel tempo si è sviluppata sempre di più questa opportunità industriale rappresentata da Santander», e per la precisione l’alleanza con il polo del gruppo spagnolo, Santander Asset Management, ha detto Ghizzoni, aggiungendo che è stata data «la preferenza a un partner industriale che, se le cose si concluderanno positivamente, porterà alla creazione di una società integrata con 350 miliardi di masse gestite, tra le prime dieci in Europa e fra le prime 25-30 al mondo forte di una presenza in Europa, Sudamerica e Usa».
Proprio il presidio negli Stati Uniti di Pioneer (che ha già un’importante branch Oltreoceano) è stata una delle variabili che, nelle scorse settimane, sembrava dettare le scelte di UniCredit. Tanto che i due fondi di private equity, assistiti dagli advisor Deutsche Bank e Mediobanca, avevano presentato nelle loro offerte un articolato dossier con il piano di sviluppo negli Usa, tema a cuore soprattutto del management di Pioneer.
Alla fine ha vinto Santander, che ha saputo mettere sul piatto la valutazione maggiore (quasi 3 miliardi di euro, per circa il 50% sotto forma di cash) ma anche un progetto più globale con una presenza che a questo punto si estende pure in Sudamerica, dove l’asset manager iberico è uno dei più attivi sul mercato.
Ghizzoni ha spiegato che quello tra Pioneer e Santander Asset Management «è un progetto industriale con il quale si vuole creare una società con dimensioni importanti e globali. La compagine azionaria sarà composta, in parti uguali, tra noi, Santander e i due fondi già presenti in Santander Asset Management», e cioè l’anglo-americano Warburg-Pincus e l’americana General Atlantic «con quote presumibilmente del 33-34% ciascuna. «I fondi già presenti in Santander Asset Management – ha continuato Ghizzoni – usciranno con l’Ipo e quindi abbiamo accettato di rimanere partner industriali con una quota più bassa del 50%, però in una realtà che avrà un valore più alto, con masse già raddoppiate, e che dopo lo sbarco in Borsa vedrà due soci paritetici».
«In sostanza – ha riconosciuto Ghizzoni – quella concessa a Santander è un’esclusiva: lo facciamo – ha detto ancora – per un obiettivo ambizioso e industriale. L’impatto di capitale – secondo Ghizzoni – sarà nell’ordine dei 20-25 punti base ma questo dipende dalle condizioni finali. Nei negoziati ha prevalso questo progetto che si basa sul fatto che per noi l’asset management è strategico».
Nulla di deciso sulla possibile piazza di quotazione del gruppo integrato che uscirà dalla fusione («È troppo presto – ha spiegato Ghizzoni – e anche il marchio è ancora fra i punti da discutere»), mentre si sarebbero avviati i primi ragionamenti sulla governance (il senior management vedrà in maggioranza esponenti Pioneer) così come sull’organizzazione: tra le ipotesi sul tavolo, c’è quella della sede a Londra con due hub a Milano e Madrid.
La banca iberica presieduta da Ana Patricia Botin sembrava essere uscita di scena un mese fa, ma poi ha saputo giocare la carta dell’alleanza globale con il risparmio gestito di Unicredit. Tanto che, secondo qualche addetto ai lavori, l’accordo potrebbe estendersi in futuro anche in altre aree di interesse delle due banche, come ad esempio il credito al consumo. «È prematuro – ha indicato Ghizzoni – parlarne. Al momento non è previsto niente di tutto ciò».

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