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Per ogni «conciliatore» oltre 2mila liti l’anno

di Andrea Maria Candidi

A pochi giorni dal debutto del 20 marzo la conciliazione delle liti civili fa i conti con i numeri. E "scopre" che per questa tranche della riforma – quella che rende obbligatorio il passaggio dal mediatore prima del tribunale, almeno per un pacchetto di materie – ogni organismo di mediazione sarà chiamato a sciogliere circa 2mila cause l'anno.

Mentre l'intero meccanismo potrebbe incepparsi su uno stop imposto dal Tar del Lazio – di cui si attende la decisione –, è questo il primo risultato dell'indagine del Sole 24 Ore sulla distribuzione territoriale delle strutture conciliative e del carico di fascicoli che li attende. L'indagine mostra poi le lacune nella copertura: sono infatti 14 le province prive di sportelli di mediazione (Ascoli Piceno, Cremona, Enna, L'Aquila, Livorno, Lodi, Mantova, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Pistoia, Sondrio).

A oggi, infatti, sono 160 gli organismi accreditati dal ministero della Giustizia, ai quali vanno sommate 264 sedi secondarie: in totale 424 enti, gran parte dei quali nel Sud (63 in Campania, 56 in Puglia e altrettanti nel Lazio). Dai contratti alle locazioni, la task force dovrà affrontare una parte, tra il 30 e il 40%, di quel milione di liti ordinarie che ogni anno si distribuisce tra tribunali e giudici di pace (solo tra un anno toccherà alle cause condominiali e sui danni provocati dagli incidenti stradali).

A ogni organismo spetta una media tra 1.600 e 2.100 fascicoli l'anno, ma il carico cambia se si scende nei dettagli. E spuntano le sorprese. Se consideriamo quello degli organismi di mediazione come un business – e senza dubbio lo è – ci si accorge che il baricentro punta verso il Mezzogiorno. È infatti in Campania, Calabria e Puglia che gli enti si divideranno le fette più grandi della torta: in Campania il doppio della media (tra 3.200 e 4.300 mediazioni l'anno).

Prima tra le regioni settentrionali è il Piemonte, che ospita quattro sedi principali. Poche. Tanto che il presidente del tribunale di Torino, Luciano Panzani, ha convocato i responsabili degli organismi locali, dai quali ha avuto ampie rassicurazioni. Gli enti torinesi, pronti a dedicarsi a tempo pieno alla partita, hanno garantito di poter gestire fino a 200 "prime comparizioni" al giorno, il primo contatto tra le parti in causa e il mediatore.

Nel corso di queste sedute, peraltro, probabilmente verrà consumata una buona parte del contenzioso. È qui, infatti, che dovrebbero esaurirsi tutti i casi in cui non c'è spazio per trovare un accordo. In questi casi la prima comparizione si trasforma in una mera formalità in cui il "paciere" deve limitarsi a redigere il verbale per consentire alle parti di andare davanti al giudice per la causa ordinaria.

I mediatori del Lazio, grazie al record di 30 sedi principali, avranno un carico ben al di sotto degli standard nazionali. La Lombardia, invece, è allineata con la media. Domenica Angela Tripodi, amministratore unico di «Meco – Mediazione-conciliazione srl» di Monza, organismo che conta venti mediatori, avvocati e dottori commercialisti, conferma che la previsione di poco più di 2mila fascicoli l'anno per gli enti lombardi è verosimile: «è la stima che ci ha fatto la camera di commercio nello studio di fattibilità sulla nostra start up».

Il tutto – come detto – sempre che il ricorso presentato al Tar Lazio dall'Organismo unitario dell'avvocatura non risulti vincente. Due i punti all'ordine del giorno: l'annullamento del regolamento ministeriale e/o il rinvio alla Corte costituzionale delle disposizioni che prevedono l'obbligatorietà della conciliazione in determinati settori e che consentono a professionisti non esperti in materie giuridiche ed economiche di rivestire il ruolo di mediatore. Un rebus non solo per l'infelice tempistica, ma anche per i diversi scenari giuridici. Perché se, ad esempio, venisse bocciato il solo regolamento, tornerebbero in vita i precedenti decreti ministeriali che disciplinano la mediazione nel diritto societario, il cui contenuto tamponerebbe il buco creato dalla bocciatura fino all'adozione di un nuovo regolamento.

 

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