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«Per Mps prima l’aumento poi l’aggregazione»

«È un bilancio complesso, come si legge nei numeri. Dopo di che, se si guarda con razionalità e non con emotitività ai dati, si può vedere come questo bilancio possa permettere alla banca di tornare, nel 2015, a esprimere la sua capacità di essere una banca normale». Fabrizio Viola commenta così al Sole 24 Ore il bilancio che ha evidenziato una perdita record da 5,34 miliardi di euro, che arriva dopo il rosso di 1,43 miliardi dello scorso anno. Conseguenza di una profonda pulizia del portafoglio crediti, che si è tradotta in un aumento delle rettifiche alla quota di 7,82 miliardi, ben oltre i 4,18 miliardi imposti da Bce. «Abbiamo deciso di varare un processo di derisking conclusivo, spinto anche dalle nuove regole dettate dalla Bce con l’Asset quality review, che hanno comportato un netto aumento degli accantonamenti», spiega il manager. L’aumento delle rettifiche insomma non si è limitato alle extra-svalutazioni richieste da Bce, ma ha interessato l’intero portafoglio crediti. «Bce aveva analizzato 73 miliardi, noi abbiamo applicato quei criteri a tutti i 129 miliardi in portafoglio». Ecco perchè «abbiamo registrato un aumento della copertura sui crediti dubbi, che è salita del 7%».
Ma l’altra notizia di ieri è la decisione, da parte del Cda della banca, di alzare l’asticella dell’aumento di capitale dai precedenti 2,5 miliardi fino a 3 miliardi di euro. «La Bce ci ha autorizzato a varare questa operazione in anticipo rispetto alle previsioni, che davano l’ok in arrivo a metà febbraio», dice Viola. D’altra parte, la quota di 3 miliardi è «un limite massimo – precisa il manager – perchè l’esatto ammontare lo deciderà il Cda a tempo debito. Noi continueremo a lavorare così da ottimizzare l’utilizzo del capitale». Non è da escludere, è il ragionamento, che la cifra possa anche scendere. «Vedremo di limitare la dimensione di capitale richiesta agli azionisti. Ma nel contempo dobbiamo rispettare i vincoli richiesti da Bce».
I tre miliardi di capitale fresco – l’operazione «scatterà necessariamente nel secondo trimestre» – si aggiungono ai 5 miliardi già chiesti e ottenuti dal mercato nel corso del 2014, e agli oltre 2 miliardi del 2011. Una serie di richieste che segnala la profonda crisi con cui la banca ha dovuto fare i conti negli ultimi anni. E che ha costretto la Bce a mettere Siena nel mirino, prima evidenziando uno shortfall di capitale da 2,1 miliardi dopo l’Aqr. E poi, a dicembre, a fissare l’asticella del Cet 1 al 14,3%. Dopo le rettifiche e dopo lo Srep, Francoforte ha però attenuato le richieste, abbassando i requisiti di Cet 1 ratio al 10,2%. Considerati i tre miliardi di aumento, Mps arriverà a un Cet1 dell’11,4% dopo il rimborso degli aiuti di Stato. A quel punto sulla carta la banca sarà più solida e con un livello di coperture più elevato, pari al 48,9% dal 41,8 di dicembre 2013 sugli impaired loans. Ma la strada è comunque segnata: una volta concluso l’aumento di capitale, la strada di Mps sarà quella dell’aggregazione. «Il prossimo step è quello di poter beneficiare dell’operazione di aumento e della pulizia dei conti – dice Viola – Il tema dell’aggregazione rimane sul tavolo e tutto quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo nella prospettiva di partecipare a un’operazione di consolidamento». Da tempo si parla di un possibile matrimonio con Ubi, a cui si sommano voci di possibili acquisizioni da parte delle straniere Bnp e Santander, solo per citarne alcune. Ma quando gli si domanda se ad oggi Mps stia esaminando qualche dossier relativo all’aggregazione, il ceo di Mps è netto: «Non ci sono oggi sul mio tavolo operazioni in fase di progettazione. Il mio impegno è stato concentrato sul rilancio della banca, e sarebbe stato improprio e inopportuno pensare ad altro». Piuttosto «una volta messa a posto la banca, come stiamo facendo, e fatto l’aumento di capitale, potremo guardarci attorno in modo più efficace». Il manager tiene a sottolineare il buon andamento della gestione caratteristica, così come «l’avviamento di un percorso virtuoso che la posiziona tra le banche che hanno fatto meglio quest’anno». Questa perdita, insomma, «va valutata in questo contesto».
Il tema del risiko bancario è oggi al centro delle attenzione di tutti i banchieri italiani. La riforma della banche popolari e la loro trasformazione in Spa, come richiesto dal decreto in via di conversione in Parlamento, potrebbe accelerare le aggregazioni. Viola si dice «convinto che il sistema bancario italiano debba passare attraversare un intenso processo di consolidmento, non solo perché il tutto è favorito da un nuovo contesto regolamentare e di vigilanza ma soprattutto perché con i margini che sono sotto pressione, la condizione di redditività non è adeguata».
Proprio la definizione del valore dell’aumento di capitale, e le mosse da prendere subito dopo, si incastrano con i tempi del rinnovo del Cda della banca che è previsto per aprile. Il presidente Alessandro Profumo e Fabrizio Viola sono in scadenza, e il mercato si attende un loro rinnovo, complice anche l’apprezzamento per il lavoro svolto espresso nelle scorse settimane dalla Fondazione della banca. Viola si sente «in dovere da un punto di vista professionale di dover completare un lavoro che è a buon punto ma non è ancora completato». D’altra parte, «gli azionisti faranno le loro valutazioni, quindi devono essere in condizione di fare le loro scelte ottimali». Per questo, è il ragionamento, «abbiamo deciso di alzare l’asticella massima dell’aumento, e con questo a eliminare possibili margini di incertezza». Tuttavia, «credo sia corretto e per rispetto, che a decidere sia il nuovo consiglio».

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