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«Per Mps aumento a gennaio o rischio nazionalizzazione»

«Se non si riesce a fare l’aumento di capitale la banca rischia di essere nazionalizzata». Le parole pronunciate ieri dal presidente di Mps, Alessandro Profumo, danno la misura della tensione crescente – a nove giorni dall’assemblea – intorno al Monte, e all’attenzione con cui si guarda alla strada, stretta ma forse ancora percorribile, del salvataggio pilotato della Fondazione Mps attraverso l’intervento di altri enti, eventualmente disposti ad acquistare alcuni pacchetti del Monte oppure a scambiarli con azioni della propria conferitaria.
Il dossier, anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, resta sul tavolo del Mef, dell’Acri e di diverse Fondazioni, tra cui figura Cariplo: ieri durante la riunione del cda se ne sarebbe fatto cenno, anche se al momento – si è detto – i tempi non sono maturi neanche per parlare di un negoziato in essere. Che è la stessa versione rilanciata da Siena, con l’ente guidato da Antonella Mansi che ieri sera con un comunicato ha fatto sapere che «allo stato attuale non sono in corso trattative con le Fondazioni bancarie volte alla cessione, ovvero, allo scambio di azioni di Banca Mps». Non si tratta perché non si è ancora trovato né un prezzo né una formula, ma l’ipotesi resterebbe in piedi, nonostante una parte consistente del sistema sia cauta: Cariverona, ad esempio, così come Compagnia di San Paolo, al momento paiono piuttosto scettiche, altri enti – da Crt a CrFirenze, fino a CrLucca – sembra che non siano stati neanche coinvolti, almeno per ora, mentre Fondazione CariPadova lunedì sera ha riunito il suo cda ma ha discusso di tutt’altro.
Certo il tempo che manca all’assemblea che dovrà decidere sull’aumento è sempre meno e il mercato – dove ieri il titolo ha perso quasi il 5% – aspetta un segnale; quello che potrebbe dare proprio la soluzione di sistema, mentre il timore – in particolare al Mef – è che si arrivi al 27 dicembre con la banca e la Fondazione ferme sulle rispettive posizioni, quindi con il sì all’aumento ma solo nel secondo trimestre 2014 contro il volere della banca. «Qualsiasi soluzione consenta di votare l’aumento di capitale nei tempi previsti é una soluzione positiva», ha detto non a caso ieri il presidente di Mps, Alessandro Profumo.
Come hanno riportato gli analisti di Equita, lo swap di azioni Mps con quelle di Intesa e UniCredit sarebbe una delle poche soluzioni a disposizione dell’ente per evitare di compromettere il patrimonio, e quindi – si ragiona – potrebbe consentire a Palazzo Sansedoni di dare il via libera all’aunento anche subito. Anche se, come osservato da Banca Imi e Kepler Cheuvreux, ormai il tempo a disposizione è davvero poco.

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