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«Per Monte Paschi aggregazione senza fretta e solo se crea valore»

La priorità del Monte, oggi, è continuare nel suo percorso di rafforzamento, l’unico che può portare a un ritorno alla redditività. In quest’ottica, le eventuali opzioni strategiche andranno valutate solo se creano valore”. Marcello Clarich, presidente della Fondazione Mps, non ha fretta: “Il management gode della nostra totale fiducia e non solo della nostra”, sottolinea a Il Sole 24 Ore, e in effetti la lista presentata insieme a Fintech e Btg ha ottenuto il sostegno del 21% del capitale, più del doppio del 9% che i tre soci hanno in mano. Questo, per Clarich, è il punto di partenza e ciò che conta, per ora. Forse anche più delle nozze di cui tanto si è parlato in assemblea, dove però si è anche rimarcato che, per ora, alla porta non c’è neanche un fidanzato: “La Bce chiede di muoversi verso un’aggregazione, ma come ci ha spiegato il consigliere delegato non c’è una scadenza, e neanche un’urgenza in senso tecnico perché la banca ha i conti in ordine”. Morale: l’m&a si farà solo se il Monte avrà da guadagnarci qualcosa e da non perderci non troppo in termini di strutture, asset, peso specifico.

 Un aspetto, questo, che pone la stessa Fondazione di fronte a un dubbio amletico già in vista dell’imminente aumento: sottoscrivere pro quota e aumentare l’esposizione sulla conferitaria oppure optare per la diluizione, che però potrebbe essere doppia nel caso di un’aggregazione? “Stiamo iniziando a esaminare la questione insieme ai nostri advisor finanziari”, dice Clarich, facendo intendere che una decisione non è ancora presa e per farlo si aspetterà per lo meno l’8 maggio, quando la banca presenterà la trimestrale e la revisione del piano industriale. Quanto più vicino sarà il (prospettato) ritorno all’utile, tanto più la Fondazione avrà un incentivo a fare la sua parte, anche se per Clarich i profitti sono solo “il presupposto minimo indispensabile” perché l’ente possa scommettere altri 75 milioni sul Monte senza “violare il principio della gestione oculata del patrimonio”, che per le scelte dell’ente conta quanto il “mandato” degli stakeholder a difendere il territorio dal rischio di vedersi spogliato della banca, perdendo tutto o parte di quell’indotto che ancora oggi è spina dorsale dell’economia senese. Tanti i fattori che andranno combinati di qui all’aumento di capitale, quando si scopriranno via via presupposti, termini e prezzo dell’aumento. Se la Fondazione è ancora incerta sul daffarsi, anche Fintech e Btg non hanno ancora sciolto le riserve. Sensazioni? “Nessuna in particolare”, ammette Clarich, “anche se la scelta di Roberto Isolani (rappresentante dei brasiliani, ndr) come vicepresidente vicario sarà un importante elemento di continuità nella transizione del dopo Profumo”. Di certo, invece, c’è che a metà maggio scadrà il primo lock up del patto finalizzato un anno fa. “Tutti saremo più liberi”, prevede il presidente di Fondazione Mps, e in effetti la finestra potrà essere utilizzata per intervenire sugli accordi, o magari allargarne il perimetro. Candidato naturale è Alessandro Falciai, che ha visto eletti 4 consiglieri: “L’ho voluto conoscere, come è giusto che si conoscano i soci rilevanti, e soprattutto quelli che intendono rappresentare un elemento costante nell’azionariato della banca”.

Nella fitta agenda dei prossimi mesi, ci sarà anche il dopo Profumo. Sì, perché se è vero che in assemblea si è fatto un presidente già bisogna pensare al prossimo. Che difficilmente sarà tra gli eletti nelle fila delle lista di maggioranza. Il mandato è ora nelle mani di Korn Ferry, ma per Clarich il profilo ideale è quello di “una figura autorevole, con esperienza anche bancaria”. C’è tempo fino a luglio e la Fondazione per ora è in stand by, mentre è già fissata per il 28 aprile la deputazione generale in cui il parlamentino dell’ente sarà chiamato a esprimersi sulla scelta della deputazione amministratrice (cioè il cda) sulla lista per il nuovo board, quando presidente e vice presidente sono stati messi in minoranza dagli altri tre componenti sulla questione dei requisiti di indipendenza di uno dei nominativi. “E’ un fatto importante, e per questo ho ritenuto necessario coinvolgere la deputazione generale”. Ma Clarich assicura che il clima non è particolarmente teso, così come nei confronti del sindaco di Siena, Bruno Valentini, che nei giorni scorsi non ha risparmiato critiche all’ente e alle sue attività a favore del territorio: “I rapporti personali sono ottimi, c’è stima da parte mia e credo sia reciproca. Ma guardiamo alle cose da punti di vista diversi: lui esprime considerazioni di tipo politico, noi dobbiamo ispirare le nostre scelte sul patrimonio e l’attività erogativa alla prudenza e alla sostenibilità”.

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