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Per Madrid salvataggio soft

Come salvare la Spagna senza spaventare i mercati? E come mettere d’accordo l’orgoglio di Madrid e le resistenze di Berlino di fronte a un nuovo bailout sovrano? A Bruxelles e nelle capitali europee stanno studiando un intervento morbido a sostegno dell’economia spagnola per scongiurare un piano di aiuti alla greca. Tra le varie opzioni si sta discutendo un sistema di garanzie sulle emissioni di debito: il fondo salva-Stati Esm, operativo da lunedì prossimo, può agire con diversi strumenti e con diverso coinvolgimento delle risorse finanziarie dei Paesi europei.
Secondo alcune fonti Ue riportate dall’agenzia di stampa Reuters, i Governi della zona euro stanno lavorando a un piano che fornisca garanzie comunitarie a sostegno delle emissioni di debito. Un’ipotesi alla quale aveva fatto riferimento anche il premier finlandese Jyrki Katainen: «Per non sprecare le risorse pubbliche, potremmo far intervenire l’Esm sul mercato primario con un effetto leva che garantisca solo parte del debito emesso dalla Spagna».
L’operazione prevederebbe di fornire garanzie agli investitori per le perdite fino al 20-30% del valore dei titoli emessi. «Con queste modalità – dichiarano alla Reuters alcuni funzionari delle istituzioni Ue – il salvataggio avrebbe un costo complessivo di circa 50 miliardi di euro in un anno e permetterebbe alla Spagna di restare sul mercato». Il Tesoro di Madrid prevede per il 2013 un fabbisogno complessivo di finanziamento sui mercati di circa 207 miliardi di euro.
«Un programma di salvataggio pieno – concludono le fonti di Reuters – costerebbe ai partner europei almeno 300 miliardi di euro in due anni. Ma nessuno vuole arrivare a tanto, e nessuno vuole chiudere l’accesso ai mercati della Spagna». Tutta da valutare la reazione dei mercati di fronte a questo intervento soft dell’Esm che comunque sarebbe rafforzato dagli acquisti della Bce: potrebbe essere interpretato come una svolta positiva o al contrario come l’ennesimo segno di debolezza dell’Europa. «Non si capisce bene quale sia il vantaggio di un piano del genere. La confusione non aiuta. Sulla Spagna i mercati sono stati rassicurati dalla determinazione della Bce a muoversi sul mercato secondario. Non vorrei che questo fosse un passo indietro», dice Fabio Fois di Barclays.
Mercoledì il ministro tedesco dell’Economia Philipp Rösler è volato a Madrid per avere rassicurazioni sulle misure di austerity adottate e sulle riforme annunciate da Rajoy. Oggi a Malta, in un vertice dei Paesi mediterranei, lo stesso Rajoy parlerà dei tempi e dei dettagli del salvataggio con Mario Monti e François Hollande.
Il Governo spagnolo continua a prendere tempo, Rajoy assicura che «non c’è alcuna fretta di chiedere il salvataggio internazionale», che deciderà in piena autonomia «se e quando sarà necessario». E trova ancora un alleato decisivo nella Germania: Angela Merkel infatti frena sul bailout perché vuole evitare un altro passaggio al Bundestag per avere il via libera al nuovo intervento.
«Non abbiamo affatto bisogno di un piano di aiuti», ha detto ieri a Londra il ministro delle Finanze, Luis De Guindos, di solito più aperto al salvataggio. La Spagna non vuole ritrovarsi in casa gli ispettori della troika Ue-Bce-Fmi, rivendica la sovranità nazionale: ma quali che siano le modalità degli aiuti, dovrà comunque mettere la firma sotto le condizioni imposte da un nuovo memorandum di intesa. Intanto dal 15 ottobre dovrà ospitare la missione dell’Fmi di controllo sulle banche.
Rajoy potrebbe decidere già nel fine settimana, ma tutto lascia pensare che non farà alcuna mossa fino alle elezioni regionali del 21 ottobre, forse fino al voto in Catalogna di fine novembre. Di certo il tempo non potrà cancellare gli errori fatti in questi mesi e i problemi profondi della sua economia. Ieri il governatore della Banca di Spagna ha smontato gli impegni del Governo sul risanamento. «Le informazioni fino ad agosto, evidenziano il rischio di uno sforamento rispetto al target di deficit del 6,3% sul Pil fissato per il 2012», ha spiegato Luis Maria Linde, che ha anche criticato le previsioni di crescita sulle quali Rajoy ha basato la sua azione: «La stima di una flessione dello 0,5% del Pil nel 2013 è certamente ottimista».

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