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Per l’Iva una dichiarazione Ue

La Commissione europea sta ultimando in questi giorni una riforma che introdurrà in Europa un formulario unico con cui permettere alle aziende di dichiarare l’imposta sul valore aggiunto (Iva). L’iniziativa, che dovrebbe essere presentata ufficialmente mercoledì 23 ottobre dal commissario al Fisco, Algirdas Semeta, ha come obiettivo di aiutare le piccole e medie imprese a districarsi più facilmente nei meandri dei sistemi fiscali nazionali.
Secondo le prime informazioni, il progetto di direttiva proporrà ai 28 Stati membri un formulario che possa essere utilizzato in tutti i Paesi dell’Unione europea. Il documento conterrà un massimo di 26 voci. Il singolo governo nazionale potrà modificare liberamente il formulario, mantenendo tuttavia un minimo di cinque voci. Queste sono: il credito Iva (input tax, in inglese), il debito Iva (output tax), gli ammontari netti delle due voci e l’ammontare da pagare o da rimborsare.
Nel caso fosse necessario, le autorità nazionali potranno introdurre nuovi campi per venire incontro alla raccolta di informazioni a livello locale o regionale o nel caso di regimi speciali.
La proposta di direttiva, che modifica un testo legislativo del 2006 e introduce una dichiarazione Iva in formato elettronico per tutti i Paesi dell’Unione, dovrebbe consentire un risparmio in oneri amministrativi fino a un massimo di 15 miliardi di euro all’anno. Il tentativo è anche di facilitare il commercio su internet.
La riforma prevede che in generale la dichiarazione Iva sia fatta mensilmente, con l’obbligo del versamento dell’imposta entro un mese dalla notifica. Le autorità nazionali potranno, se lo vorranno, permettere una dichiarazione Iva all’anno, e allungare i termini del pagamento di un mese. Per le imprese con un giro d’affari inferiore ai due milioni di euro, la dichiarazione Iva può essere trimestrale. L’Iva rappresenta oggi in media il 21% della raccolta fiscale nazionale.
Al di là del tentativo di aiutare il numero crescente di imprese che esporta o fa affari all’estero, la riforma della Commissione ha anche l’obiettivo di aiutare gli Stati membri a lottare contro l’evasione fiscale. Secondo un recente rapporto dell’esecutivo comunitario, l’Italia è il Paese dell’Unione che più ha registrato mancati versamenti dell’Iva. La Commissione sostiene che nel 2011 il divario tra entrate stimate ed entrate effettive è stato pari a 36,1 miliardi di euro.
Il mancato versamento dell’Iva nei Paesi dell’Unione è ammontato nel 2011 a 193 miliardi di euro, pari all’1,5% del prodotto interno lordo. Il divario è dovuto tra le altre cose, alla recessione economica, alla frode fiscale, a inefficienze amministrative nella raccolta dell’imposta, e a casi di bancarotta. «Il rapporto suggerisce inoltre che elevate aliquote dell’Iva e sistemi fiscali complicati (…) sono le due principali ragioni del non rispetto del pagamento della tassa», spiega la Commissione.

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