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Per l’Iva al 4% toccata e fuga

Si va verso lo stop (per mancanza di copertura finanziaria) alla norma dello «Sblocca Italia», approvata dalla commissione ambiente della Camera, che prevede di far scendere al 4% l’Iva su ristrutturazioni e riqualificazione edilizia (si veda ItaliaOggi di ieri). Circostanza, peraltro, confermata dai tecnici del servizio bilancio della camera, nel loro dossier secondo cui la norma determina minor gettito e la copertura individuata (cioè l’aumento dell’Iva sulla vendita delle nuove costruzioni) «non determina necessariamente effetti positivi di gettito».

Non solo, aggiungono che è necessario anche «verificare» la compatibilità con la disciplina Ue. E, dagli stessi tecnici, arriva un’altra bocciatura: nel mirino le norme del testo sulla deroga al Patto di stabilità interno per le regioni, un intervento che, scrivono, «crea spazi finanziari che potranno essere utilizzati per il finanziamento di altre spese» e, proseguono, «appare dunque suscettibile di determinare effetti finanziari negativi sui saldi di fabbisogno e indebitamento». Una situazione di incertezza per la quale ieri è slittato l’esame dell’aula di Montecitorio. E, con un voto dell’assemblea, è stata approvata la richiesta del Pd di invertire l’ordine dei lavori e di passare alla discussione generale sulla legge Comunitaria. Del decreto 133/2014 se ne potrebbe riparlare oggi, ma la ripresa dell’esame nell’emiciclo potrebbe slittare a lunedì, per dare alla commissione bilancio il tempo di recepire le relazioni della Ragioneria generale dello stato, così da esprimere il parere sulle coperture in settimana. Per il presidente della V commissione Francesco Boccia (Pd), che ha partecipato alla riunione dei capigruppo, «l’esame del decreto potrà proseguire quando ci sarà il parere della commissione» e per questo è necessario avere «la relazione tecnica della Rgs». Non mancano, intanto, le critiche. L’aliquota al 4% per interventi di ristrutturazione degli edifici che beneficiano dell’eco bonus e del bonus casa si fonda su risorse per lo sconto che, però, sono «inspiegabilmente reperite dall’aumento dell’Iva dal 4 al 10% per le nuove costruzioni», affermano in una nota congiunta il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta e il deputato azzurro Rocco Palese. «Bene incentivare le ristrutturazioni, anche se il provvedimento in questione potrebbe ricevere lo stop dall’Unione europea per una direttiva che limita l’applicabilità di aliquote Iva super ridotte. Ma, in ogni caso, non è accettabile usare come copertura finanziaria l’aumento delle tasse sulle nuove case (dal 4 al 10%), attaccando in questo modo il settore edilizio e le famiglia che vogliono acquistare una prima abitazione direttamente dai costruttori», aggiungono. Stessa posizione espressa dall’Aniem (Associazione nazionale delle imprese edili manifatturiere): in un «momento di persistente contrazione del mercato immobiliare e di scarsa propensione al consumo ci sembra una misura suicida quella di disincentivare ulteriormente la vendita di immobili», dichiara Alessandro Frascarolo, delegato all’edilizia privata. La parola fine l’ha però probabilmente posta il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti che sulla vicenda ha chiosato, via Facebook: «Per quanti mi hanno segnalato allarmati l’emendamento allo Sblocca Italia approvato in commissione ambiente che aumenterebbe al 10% l’Iva sulle cessioni di abitazioni nuove anche se prima casa, tranquillizzo in ordine al fatto che questa previsione normativa alla fine non ci sarà». Verrà intanto reintrodotta nel testo del dl la norma (eliminata in commissione ambiente) che prevede, per usufruire della deduzione Irpef per l’acquisto di un immobile nuovo, l’obbligo di affittarla entro sei mesi e per otto anni. La norma era stata eliminata in commissione ambiente della camera con un emendamento, approvato, del Movimento 5 Stelle. Ma sul punto c’è il parere negativo del servizio bilancio della camera che sottolinea nel proprio dossier per l’aula come «l’emendamento non sembra coordinato con le restanti disposizioni dell’articolo modificato». Non solo, tra i quattro nuovi emendamenti di «ritocco» presentati in comitato dei nove dalla relatrice Chiara Braga (Pd), ce n’è uno che introduce una nuova lettera a) al comma 4 dell’articolo 21 che dispone che, tra i requisiti per usufruire della deduzione Irpef al 20% del prezzo di acquisto dell’immobile, che «l’unità immobiliare acquistata sia destinata, entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione per almeno otto anni e purché tale periodo abbia carattere continuativo: il diritto alla deduzione tuttavia non viene meno se, per motivi non imputabili al locatore, il contratto di locazione si risolve prima del decorso del suddetto periodo e ne viene stipulato un altro entro un anno dalla data della suddetta risoluzione del precedente contratto».

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