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Per l’Italia il nodo dell’Fmi

Il nuovo programma di acquisto di titoli di Stato sul secondario della Bce calza a pennello, come un abito su misura, sull’Italia, o meglio, sulle dimensioni del debito pubblico italiano: sarà illimitato nell’importo ex-ante risolvendo il problema delle dimensioni degli aiuti; non avrà seniority e non subordinerà i BTp in mano ai privati alle pretese di un temibile creditore privilegiato; sarà più trasparente del Securities markets programme e si concentrerà sui titoli di Stato con vita residua tra uno e tre anni, scadenze di peso (attorno ai 500 miliardi) sul totale dei titoli italiani in circolazione (1.630 miliardi). Le operazioni OMT annunciate dal presidente Draghi, però, per la «rigida condizionalità» che le accompagnerà, vestono invece come una giacchetta stretta sull’Italia: l’apertura di Draghi al coinvolgimento del Fondo monetario internazionale anche nei sostegni più leggeri, rispetto al salvataggio pieno, non va nella direzione auspicata dal Governo Monti che di avere la troika in casa (Commissione Ue, Bce e Fmi) come nel caso della Grecia proprio non ne vuole sapere.
La Bce non imporrà condizioni specifiche agli Stati aiutati dal nuovo programma di acquisti: i diktat sulla politica fiscale degli Stati sconfinerebbero dal suo mandato e l’Italia di questo non si deve preoccupare. Tuttavia l’accensione delle OMT è subordinata a due eventi: la sottoscrizione ex-ante, da parte dello Stato in difficoltà, di un Memorandum of Understanding (MoU) con l’Efsf/Esm contenente vincoli e impegni sul fronte della disciplina di bilancio e delle riforme strutturali; l’intervento dei fondi di stabilità sul mercato primario con acquisto di titoli di Stato direttamente in asta. La Bce potrà intervenire con le OMT per gli stati che richiederanno un salvataggio pieno (full macroeconomic adjustment programme), con finanziamenti erogati dall’Efsf/Esm e dall’Fmi e condizionalità forti (ma presumibilmente con accesso ai mercati aperto): non è questo il caso dell’Italia che, come ha puntualizzato il premier Monti in più occasioni, non ha bisogno di finanziamenti esterni per i conti pubblici ma solo di un’assistenza sull’andamento dei mercati, per domare la speculazione e normalizzare lo spread tra BTp e Bund.
Il nuovo programma di acquisti Bce è disponibile anche per i paesi che ricorreranno all’Efsf/Esm per il solo “scudo anti-spread” con acquisti sul primario: l’Italia entro fine anno è attesa con aste a medio-lungo per 50-60 miliardi, mentre saranno 150-180 l’anno prossimo. L’Efsf/Esm può acquistare fino al 50% degli importi raccolti in asta: con programmi precauzionali della durata di un anno rinnovabile per due semestri. Anche in questo caso, però, Draghi ha fissato un paletto scomodo per l’Italia: delle linee precauzionali previste, la Bce interviene dopo l’accensione di quella più pesante, Enhanced conditions credit line o ECCL che prevede una doppia condizionalità leggera, ex-ante ed ex-post, più vincolante rispetto all’alternativa PCCL.
Nelle linee guida dell’Efsf/Esm precautionary programme, il coinvolgimento dell’Fmi non è automatico ma discrezionale, circoscritto alla stesura del MoU e al monitoraggio del rispetto degli impegni assunti dal paese assistito, senza esborso di quattrini. Draghi tuttavia ha detto ieri esplicitamente che un coinvolgimento dell’Fmi, che può essere richiesto in queste linee, sarebbe «benvenuto» dalla Bce, sarebbe «lo scenario preferito». Per l’Fmi si tratterà di operare per libera scelta, essendo un’istituzione indipendente che non può essere costretta da nessuno.
La Bce, altrettanto indipendentemente, deciderà caso per caso se e come attivare le OMT: non vi saranno automatismi in entrata, solo una totale discrezionalità di Francoforte. Gli automatismi saranno però in uscita: la Bce ha ammonito ieri che il programma OMT sarà sospeso nel caso in cui lo Stato assistito non rispetterà gli impegni del MoU. Una spina nel fianco per qualsiasi stato. Per l’Italia, funziona meglio di tutti il deterrente: il solo fatto che la Bce sia pronta ad intervenire con un programma illimitato sui titoli tra 1 e 3 anni ha già fatto crollare gli spread sull’intera curva dei rendimenti dei BTp.

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