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Per l’Irap verifiche annuali

Continua l’opera interpretativa della Cassazione in tema di applicabilità o meno dell’Irap a soggetti (imprenditori e lavoratori autonomi) che denotano una organizzazione di scarso rilievo. Con due ordinanze (n. 4490 n. 4492), depositate il 21 marzo scorso, la Suprema corte sconfessa la tesi dell’Avvocatura dello Stato – che rappresenta l’agenzia delle Entrate – accogliendo, invece, la tesi favorevole al contribuente.
La prima sentenza, riguardante un consulente informatico, si innesta in un filone oramai consolidato (decisioni n. 20454/2011 e n. 1162/2012), secondo il quale anche il soggetto che esercita attività d’impresa è ammesso a dimostrare di non svolgere una attività “autonomamente organizzata”, in assenza di addetti e con l’impiego dei beni strumentali che costituiscono il minimo indispensabile per la produzione dei beni o dei servizi che costituiscono l’opera svolta. Sorprende, in effetti, come l’Avvocatura continui a sostenere in giudizio una posizione ampiamente rigettata dalle Sezioni Unite (ad esempio, la sentenza 12108/2009), ossia che il requisito dell’autonoma organizzazione sarebbe connaturato alla natura stessa dell’attività d’impresa. Quest’affermazione (si veda «Il Sole-24 Ore» dell’11 aprile scorso) è addirittura scomparsa, già da qualche anno, dalle istruzioni ai modelli dichiarativi Irap.
Assai più innovativo è il contenuto della seconda ordinanza (n. 4492/2012), che vedeva come ricorrente un avvocato cui la Commissione regionale della Lombardia aveva negato il rimborso dell’Irap, versata per gli anni 1998, 1999 e 2000, sulla base della segnalazione da parte dell’Agenzia dell’indicazione in Unico 2001 (quadro RE) di spese di lavoro dipendente per lire 2.700.000.
Osserva la Suprema corte che questo elemento non può aver rilievo per gli anni 1998 e 1999, per cui, limitatamente a tali due annualità, accoglie il ricorso del contribuente rinviando ad altra sezione della Commissione regionale l’esame della specifica situazione. In effetti, ai fini Irap, il principio dell’autonomia dell’obbligazione tributaria nel singolo periodo d’imposta viene correttamente applicato solo se, per ciascun anno, vengono esaminati i profili qualitativi e quantitativi dell’apparato organizzativo del contribuente, ed appare errato, in presenza di mutamenti da un anno all’altro, estendere le decisioni valide per un periodo d’imposta anche ai successivi o ai precedenti (sentenza n. 6466/2010 sul giudicato esterno).
Questa affermazione della Cassazione serve a ricordare ai contribuenti che l’esonero dal l’Irap non è una condizione definitivamente acquisita o, viceversa, irraggiungibile, poiché il professionista o il piccolo imprenditore interessato deve replicare la “diagnosi” sugli elementi qualificanti l’autonoma organizzazione ad ogni periodo d’imposta. Peraltro, la scadenza del saldo d’imposta che anticipa la presentazione del modello dichiarativo è il momento finale per trarre considerazioni conclusive sul periodo precedente, se del caso intervenendo a sanare gli acconti non versati con il ravvedimento operoso o portando quelli versati ma non dovuti a credito.
Circa la presenza di un collaboratore o dipendente anche temporaneo e con mansioni meramente esecutive, continua l’altalena della Suprema corte), che spesso sembra orientata a considerare questo elemento come decisivo per riconoscere la soggettività Irap (sentenza 29146/2008), mentre in altre occasioni è sembrata molto più elastica (ordinanza 15803/2011). È possibile che la questione formi oggetto di decisione delle Sezioni Unite, le quali dovrebbero anche affrontare la particolare posizione del collaboratore familiare del l’imprenditore individuale, molto frequente con riferimento ai piccoli imprenditori.

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