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Per l’invalidità conta la famiglia

Cattive notizie per gli invalidi civili. Se pensionati e coniugati, a partire da questo mese di gennaio potrebbero ritrovarsi senza più la pensione. L’Inps, infatti, ha cambiato il criterio di valutazione del requisito economico e, da quest’anno, il limite di 16.127 euro di reddito che dà diritto alla pensione d’invalidità non va più riferito al solo titolare della pensione (cioè all’invalido) ma pure al coniuge. Lo si apprende da una minuscola nota apposta dall’Inps alle tabelle riepilogative dei trattamenti pensionistici per l’anno 2013 allegate alla circolare n. 149/2012.

Invalidi civili. La vicenda interessa gli invalidi civili e la pensione cui gli stessi hanno titolo. Si tratta in particolare dei circa 900 mila cittadini affetti da minorazioni, con una riduzione permanente della capacità di lavoro, fatta eccezione di invalidi di guerra, invalidi del lavoro e per servizio, ciechi e sordomuti per i quali provvedono specifiche leggi. Questi soggetti, se affetti da invalidità totale e permanente del 100%, hanno diritto alla pensione qualora non posseggano un reddito superiore a determinati limiti; e hanno inoltre titolo ad altre prestazioni assistenziali (indennità di accompagnamento, per esempio, esclusa però dai vincoli reddituali).

Sale il limite di reddito. Per avere diritto alla pensione, gli invalidi civili totali (anche quando siano titolari di indennità di accompagnamento) devono far valere un reddito non superiore a un prefissato limite soggetto a rivalutazione annuale Istat. Tale limite per l’anno 2012 è stato pari a euro 15.627,22 dando diritto a una pensione mensile di euro 267,83; a seguito della rivalutazione del 3%, dal 1° gennaio 2013 il limite reddituale è salito a euro 16.127,30. Fin qui tutto secondo le consuete regole; ma la novità si annida tra le note apposte alle tabelle riepilogative dei trattamenti pensionistici (tabella M3 a pagina 27 dell’allegato 2 alla circolare n. 149/2012). Lì, infatti, l’Inps precisa «N.B. dal 2013 il limite è coniugale». Una piccolissima precisazione dagli effetti dirompenti per gli invalidi coniugati, perché significa che, per aver diritto alla pensione d’invalidità nel 2013, quel limite di reddito che fino allo scorso anno 2012 non doveva essere superato dal reddito del solo invalido, a partire da quest’anno non deve essere superato dalla somma dei redditi dell’invalido più quelli dell’eventuale coniuge.

Il nuovo orientamento. La novità non è il frutto di una modifica normativa, ma di un nuovo orientamento dell’Inps il quale, con molta probabilità, si è adeguato alla sentenza della corte di cassazione n. 4677/2012 che lo ha visto prevalere nel giudizio su una questione attinente proprio alle condizioni economiche per il riconoscimento della pensione di inabilità. Infatti, la cassazione ha affermato che «ai fini dell’accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l’assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui all’art. 12 della legge n. 118 del 1971, assume rilievo non solamente il reddito personale dell’invalido, ma anche quello (eventuale) del coniuge del medesimo, onde il beneficio va negato quando (_) l’importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite».

Che cosa fare? In questo contesto, tra leggi e sentenze, poco resta da muoversi al malcapitato pensionato che sia intenzionato a contrastare la decisione dell’Inps: l’unica strada percorribile è quella del contenzioso, dall’esito incerto.

Infatti, a favore della decisione dell’ente previdenziale c’è un buon orientamento giurisprudenziale (oltre quella citata, le pronunce n. 16363/2002, n. 16311/2002, n. 12266/2003, n. 14126/2006 e n. 13261/2007) anche se non mancano sentenze di segno contrario (le pronunce n. 18825/2008, n. 7259/2009 e n. 20426/2010). Un contrasto che può essere risolto solo da una decisione della cassazione a sezioni unite e che, fino a quando non ci sarà, lascerà i cittadini nell’incognita del risultato dell’eventuale ricorso.

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