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Per l’Ict timidi segnali di crescita

L’appuntamento annuale di Assinform per la presentazione del 45° Rapporto sul mercato Ict previsto quest’anno a Firenze, mercoledì, arriva a qualche giorno dalla settimana dedicata al digitale, a Venezia. «È stata un’occasione importante per mostrare come l’Italia possa rivendicare un ruolo guida in questo contesto di trasformazione digitale», spiega Agostino Santoni.
Ha 47 anni il presidente dell’associazione confindustriale che riunisce le aziende dell’information technology. Un contesto, quello dell’Ict italiano, in cui la taglia ridotta delle imprese italiane vuol dire anche, molto spesso, maggiore flessibilità e creatività. Santoni invita a vivere l’attuale momento con la consapevolezza «che è un momento di grandi cambiamenti nel mondo dell’Ict, con un punto chiave che può rappresentare la svolta: il passaggio da una logica di prodotto a una logica di servizio. È un profondo cambiamento, che va gestito al meglio».
Forse anche a questo aspetto va legato un segnale che può sembrare poco, ma poco non è dopo anni di continui cali. Secondo le prime stime di NetConsulting che saranno presentate mercoledì nel rapporto redatto insieme ad Assinform, il mercato dell’Ict nel 2014 in Italia dovrebbe chiudere in leggero aumento. Si parla di un +0,6% a quota 65,5 miliardi di euro, dopo il -4,4% registrato a fine 2013. A crescere saranno i contenuti (+4,6% a 8 miliardi circa) i software (+4,1% a 5,7 miliardi), ma anche i “dispositivi e sistemi” (+2,4% a 17,3 miliardi di euro), dagli smartphone, ai tablet, ai pc; dai server, ai sistemi specializzati, che pesano per il 26% del mercato. Continueranno a scendere, ma di poco, i servizi di rete (-1,9% a 24,5 miliardi) che pesano per più del 37% del mercato e che comprendono servizi voce, dati e a valore aggiunto su rete fissa e mobile.
Certo, l’aumento dello 0,6% non è una crescita in grado di sostenere le sorti di questo mercato, ma Santoni invita a guardare su un dettaglio che può fare la differenza: «Accanto al calo delle componenti tradizionali si delinea una vivace crescita delle componenti più innovative: cloud, servizi mobili, e-payment, e-commerce, security, internet delle cose, smart technology, soluzioni di integrazione estesa e di interoperabilità, e così via». Il business di queste componenti innovative è cresciuto del 4,8% nel 2013 per arrivare a circa 13 miliardi di euro di valore. In pratica il 20% del mercato totale. Può sembrare poco, ma l’impressione è che abbia raggiunto ormai quella massa critica che può fare la differenza rispetto al passato. Grandi margini di miglioramento in particolare sembra avere il cloud, ancora non particolarmente pesante in termini di volume d’affari (750 milioni di euro nel 2013), ma che sta mettendo a segno crescite importanti anno su anno (+32,2% nel 2013). A questo poi va aggiunto tutto l’apporto che può arrivare dall’IoT (Internet of Things) che già vale 1,4 miliardi, in crescita del 12% nel 2013.
«Quel che va rilevato – precisa Santoni – è che i cambiamenti in atto sono ancora più profondi di quanto appaia, e la sfida è senz’altro ancora aperta». Inutile dire che l’attuazione dell’Agenda digitale e la digitalizzazione della Pa saranno centrali, nello sviluppo dell’infrastruttura digitale del Paese e a cascata nell’evoluzione del business dell’Ict italiano. «Come associazione – dice Santoni – siamo a disposizione per lavorare insieme alla pubblica amministrazione per creare un percorso di digitalizzazione. Solo collaborando si può arrivare ai risultati che sono tanto più importanti in un momento come questo».
Dall’altra parte, per i prossimi mesi il presidente Assinform cercherà di far passare un messaggio chiaro all’appuntamento di mercoledì: «Grandi, piccole e medie aziende possono trarre sicuri vantaggi dalla digitalizzazione dei processi, nella vendita, nel marketing, nei rapporti con i consumatori». Una consapevolezza che ancora non è del tutto presente nelle piccole imprese. «Contribuiscono a più della metà del Pil – afferma il numero uno di Assinform – e a più del 65% degli occupati; non è certo normale che assorbano poco più del 24% della domanda Ict non consumer».

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