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Per l’Fmi è l’Eurozona il malato più grave, frenano gli emergenti

Il Fondo monetario internazionale taglia le previsioni di crescita dell’economia mondiale per quest’anno e il prossimo e individua una serie di nuovi rischi all’orizzonte. L’Fmi ha annunciato ieri una revisione al ribasso dello scenario presentato ad aprile nel World Economic Outlook, con una previsione di crescita globale del 3,1% nel 2013 e del 3,8% nel 2014, in entrambi i casi una riduzione dello 0,2% rispetto alle stime precedenti. Il rallentamento è generalizzato, ma è particolarmente severo in alcune delle grandi economie emergenti, come Russia, Brasile e Messico.
In un’economia mondiale a tre velocità, con gli emergenti che, seppure più lentamente, continuano a crescere, gli Stati Uniti che si espandono a un ritmo solido, anche se non spettacolare, e con una buona ripresa della domanda interna, e un’area dell’euro che è tuttora in recessione, è quest’ultima, ha detto il capo economista dell’Fmi, Olivier Blanchard in una teleconferenza, a rappresentare il pericolo più grave per le prospettive globali.
L’istituzione di Washington ritiene essenziale per il futuro dell’Eurozona che venga completata l’unione bancaria e fatta chiarezza sui bilanci delle banche e vengano messe a disposizione le risorse nel caso si renda necessario ricapitalizzarle, un’opinione simile a quella espressa in questi giorni dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. «Se si vedrà che alcune banche non sono in buona salute – ha detto l’economista francese – ci devono essere i soldi a disposizione. Il più presto lo si fa, meglio è». Anche su questo, c’è identità di vedute fra Blanchard e Draghi, che sostiene che i fondi per intervenire sulle banche debbano essere pronti per quando la Banca centrale europea completerà la sua revisione dei bilanci, a cavallo fra quest’anno e il prossimo, prima di assumere la responsabilità primaria della vigilanza.
Ma il Fondo è convinto anche che debba essere rimesso in moto al più presto il credito alle piccole e medie imprese. «È questo che può fare la differenza per la crescita dell’area dell’euro», ha affermato Blanchard. Su questo la Bce ha detto di volersi limitare a un ruolo da consulente.
Il Fondo monetario internazionale insiste inoltre che la Banca centrale europea (che ha fatto molto, ha detto Blanchard) abbia ancora spazio per una riduzione del tassi d’interesse e altre misure di stimolo, come ha detto l’economista Rupa Duttagupta alla presentazione di ieri.
L’Eurozona accuserà anche quest’anno una contrazione dello 0,6%, uguale al 2012, e tornerà alla crescita, modesta, dello 0,9% nel 2014. In entrambi i casi c’è una piccola riduzione rispetto al World Economic Outlook di aprile. Nel caso dell’Italia, la contrazione sarà dell’1,8% nel 2013 (-0,3% rispetto ad aprile) con una crescita dello 0,7% nel 2014 (invariata). La recessione in Italia sarà quest’anno la peggiore fra i grandi Paesi dell’Eurozona: la Spagna subirà una contrazione dell’1,6%, secondo l’Fmi, la Francia dello 0,2%, mentre la Germania dovrebbe crescere dello 0,3%. La periferia dell’area euro ha recuperato un po’ di competitività e l’export di questi Paesi ha ripreso quote di mercato, ma non abbastanza da compensare la debolezza della domanda interna, compressa dagli alti tassi d’interesse e dall’aggiustamento dei bilanci pubblici. Quest’ultimo, ha detto Blanchard ripetendo una posizione nota dell’Fmi, va fatto in modo graduale.
All’orizzonte ci sono tuttavia anche tre nuovi rischi. Il primo è rappresentato dalla Cina, dove la opportuna frenata del boom degli investimenti non è stata ancora compensata dall’aumento dei consumi.
Il secondo è il successo della Abenomics, la nuova politica economica del Governo giapponese, che avrà un effetto positivo quest’anno (il Giappone è una delle poche economie per cui le previsioni per il 2013 sono state riviste al rialzo), ma che rischia di creare nuove preoccupazioni per il futuro della sostenibilità del debito pubblico se non accompagnata da un piano di aggiustamento fiscale a medio termine.
Il terzo è l’uscita dalla politica di stimolo monetario della Federal Reserve, che ha già creato volatilità sui mercati, un rialzo dei rendimenti un po’ ovunque e una uscita di capitali dai mercati emergenti. Blanchard ritiene che possa trattarsi di un aggiustamento episodico dei prezzi, ma che ulteriori turbolenze non si possano escludere del tutto.

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