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Per l’emersione costi oltre l’80%

Il programma di collaborazione volontaria non riguarda solo chi ha violato le norme sul monitoraggio fiscale, (quadro RW), ma tutte le persone fisiche e società che hanno commesso, fino al 31 dicembre 2013, violazioni sulla dichiarazione delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’Irap e dell’Iva, nonché violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta. La regolarizzazione riguarderà i periodi d’imposta ancora accertabili tenuto conto del raddoppio dei termini in presenza di reati tributari.
I benefici riguardano il penale (non punibili l’omessa o infedele dichiarazione, omesso versamento di ritenute certificate e dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione; la pena per la dichiarazione fraudolenta è ridotta fino a un quarto); le sanzioni amministrative in materia imposte sui redditi, addizionali, Iva, Irap e ritenute saranno ridotte di un quarto partendo dai minimi edittali. Aderendo all’invito a comparire dell’Ufficio in seguito all’autodenuncia o definendo l’accertamento, le sanzioni saranno ulteriormente ridotte rispettivamente ad un sesto o ad un terzo.
Supponendo che un professionista ha dichiarato nel 2009 e nel 2010 redditi superiori a 70.000 euro, ma omesso di fatturare compensi per ulteriori 50.000 per ciascun anno, con la collaborazione volontaria dovrà: 1) versare Irpef e addizionali evase (circa 22.500 euro per anno); 2) versare l’Iva evasa, 10.000 euro per anno; 3) versare l’Irap evasa, 1.950 euro per anno; 4) versare gli interessi sulle imposte. Gli uffici liquideranno, inoltre, le sanzioni. La sanzione minima per l’infedele dichiarazione è del 100% delle imposte evase. Viene ridotta di un quarto e quindi scende al 75%. Nel caso di adesione all’invito a comparire (articolo 5, comma 1 bis, dlgs 218 del 1997) o di accertamento con adesione (articolo 2, dlgs. 218 del 1997) il cumulo giuridico si applica limitatamente al comma 2 dell’articolo 12, dlgs. 472 del 1997 (progressione nell’ambito dello stesso tributo). Ai fini Iva, quindi anziché applicare sia la sanzione per infedele dichiarazione sia quella per omessa registrazione si applica solo la prima aumentata da un quarto al doppio. Supponiamo che sia applicato l’aumento di un quarto. La sanzione complessiva sarà quindi di euro 55.425 (33.750 per Irpef, 2.925 per Irap, 18.750 per Iva). In sede di adesione all’invito a comparire la sanzione sarà ridotta a un sesto (euro 9.238); in sede di accertamento con adesione sarà ridotta ad un terzo (18.487). Di norma, il contribuente aderirà all’invito a comparire; il caso di accertamento con adesione si verificherà solo se l’invito a comparire indicasse un ammontare di imposte evase non condiviso dal contribuente. L’onere per non aver dichiarato 100 mila euro di compensi ammonta quindi a 78.138 euro (adesione all’invito) o a 87.375 euro (accertamento con adesione). A questo importo vanno aggiunti gli interessi e gli eventuali oneri previdenziali (articolo 2, comma 5 del dlgs 218 del 1997 esclude sanzioni sugli oneri previdenziali).
Come procedura di collaborazione spontanea ha costi elevati (dal 78% all’87% del reddito evaso), anche se per il 70% è recupero di imposte. La soluzione sarebbe concedere l’abbuono delle sanzioni, come avvenuto in altri Paesi. Il peso dell’Iva è poi determinate. È vero che (articolo 60 dpr 633/72) il contribuente potrà rivalersi sul cliente dopo averla pagata con le sanzioni e interessi e che il cliente avrà diritto di detrarla, ma non sempre il cliente sarà ancora reperibile e solvibile; inoltre il meccanismo si inceppa quando l’evasione di Iva è determinata su base presuntiva.

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