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Per le start up bonus più pesante

Il nuovo regime di aiuti per le imprese qualificabili come start up innovative è in dirittura d’arrivo (si veda il Sole 24 Ore del 26 settembre). Al ministero dello Sviluppo economico è stato firmato il 24 settembre il decreto che, con la pubblicazione in Gazzetta, manderà in pensione il sistema di incentivi Smart&Start attualmente vigente (Dm 6 marzo 2013).
Rispetto alla versione iniziale diffusa nelle scorse settimane (si veda il Sole 24 Ore del 19 settembre), il testo definitivo prevede un’applicazione più ampia degli aiuti riguardo alla dimensione dei progetti finanziabili: possono arrivare a 1,5 milioni (contro l’iniziale di 1 milione), ferma restando la soglia minima di accesso di 100mila euro. Deve, in ogni caso, trattarsi di programmi di spesa che abbiano almeno una delle seguenti caratteristiche: contenuto tecnologico e innovativo; sviluppo di prodotti, servizi, soluzioni nel campo dell’economia digitale; valorizzazione economica dei risultati del sistema della ricerca pubblica e privata.
Il bonus
Le agevolazioni, consistenti in finanziamenti agevolati e – solo per le imprese con sede nelle regioni del Sud e dell’area del cratere sismico aquilano – anche in contributi a fondo perduto, sono concedibili alle start up innovative, costituite da non più di 48 mesi ai sensi del Dl 179/2012. Pertanto, condizione imprescindibile per richiedere gli aiuti è il conseguimento dello status di start up innovativa e, di conseguenza, l’iscrizione alla relativa sezione speciale del registro delle imprese.
Oltre ai requisiti imposti per l’ottenimento della qualifica appena richiamata, le imprese devono essere, all’atto della presentazione della domanda, di piccola dimensione e avere sede legale e operativa nel territorio nazionale. Sono, tuttavia, ammissibili anche società non residenti in Italia, purché dimostrino di avere la disponibilità di almeno una sede sul territorio italiano alla data di richiesta della prima erogazione delle agevolazioni concesse.
Per le imprese non ancora costituite, il decreto chiarisce che la relativa istanza deve essere presentata dalle persone fisiche interessate, compresi i cittadini stranieri in possesso del visto start up (visto di ingresso per motivi di lavoro autonomo), purché si provveda alla effettiva costituzione della società entro 60 giorni dalla comunicazione di ammissione alle agevolazioni. Relativamente ai settori di intervento, sono esclusi solo il settore della produzione primaria di prodotti agricoli e quello carbonifero.
Le spese ammissibili
Rientrano tre le spese finanziabili gli impianti, macchinari e attrezzature tecnologici o tecnico-scientifici, componenti hardware e software, brevetti, licenze, know-how, progettazione e sviluppo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi, nonché consulenze specialistiche funzionali al progetto. Possono, inoltre, essere ammesse le spese di gestione limitatamente agli interessi su finanziamenti concessi, quote di ammortamento, canoni di leasing o spese di affitto di impianti macchinari e attrezzature tecnologici, salari del personale impiegato, licenze per l’uso di proprietà industriale e software, servizi di incubazione e accelerazione di impresa. Tutte le spese vanno realizzate o sostenute in un massimo di 24 mesi dalla data di stipula del contratto.
Le condizioni
L’aiuto pubblico si concretizza in un prestito a tasso zero, pari al 70% delle spese ammissibili. Per le imprese con sede in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e nelle aree del cratere sismico aquilano, specificamente individuate, il finanziamento ricevuto dovrà essere restituito nella misura dell’80% del concesso. In altri termini, un investimento di 100 euro riceverà una sovvenzione complessiva di 70, di cui un importo pari a 56 euro costituirà il prestito da restituire, mentre 14 euro rappresenterà il contributo a fondo perduto.
La percentuale di finanziamento è innalzata all’80% delle spese ammissibili in presenza di una start up costituita interamente da giovani e/o donne o da almeno un esperto, in possesso di titolo di dottore di ricerca o equivalente da non più di 6 anni, impegnato stabilmente all’estero in attività di ricerca o didattica da almeno un triennio. Le sole start up finanziate e costituite da non più di 12 mesi alla data di presentazione della domanda potranno, inoltre, contare sui servizi di tutoring offerti dal gestore, che costituiranno aiuti erogati a titolo «de minimis». Per consentire a ciascuna impresa la verifica del rispetto della soglia massima di agevolazioni erogabili in «de minimis», il valore di tali servizi è stimato in 15mila euro per le imprese del Sud e del cratere sismico aquilano e in 7.500 euro per le altre.
L’erogazione del finanziamento può avvenire per stati di avanzamento, ciascuno per non più del 20% dell’investimento complessivo. È sempre possibile chiedere la prima quota a titolo di anticipazione, presentando fideiussione bancaria o polizza assicurativa. In alternativa, le tranche di finanziamento potranno essere erogate anche su fatture di acquisto non quietanzate, attuando una apposita convenzione che sarà stipulata tra ministero, Invitalia e Abi.

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