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Per le società tra professionisti il reddito è di lavoro autonomo

Professionisti in società tassati con la trasparenza del reddito determinato per cassa. Prevale il dato soggettivo invece che quello oggettivo e da ciò il reddito prodotto della società tra professionisti deve qualificarsi come reddito di lavoro autonomo. In attesa delle mosse del legislatore l’istituto di ricerca del consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili con la circolare 34 offre i suoi spunti circa l’individuazione del regime fiscale e previdenziale delle società tra professionisti.

La disciplina delle stp è contenuta nell’art. 10 della legge 183/2011 e nel regolamento di attuazione del 8 febbraio 2013 numero 34.

Le norme di legge e attuative tralasciano e non fanno cenno alcuno al regime fiscale e previdenziale di questi «nuovi» soggetti tanto che il punto risulta ancora oggi in discussione (e rischia di porre un ulteriore freno allo sviluppo di tale forma di organizzazione dell’attività professionale).

Con riguardo al lato fiscale la tesi dell’Ircndcec si base sull’analisi delle caratteristiche soggettive e oggettive delle stp. Da un punto di vista oggettivo è indubbio che la società tra professionisti può essere costituita secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile e quindi anche nelle forme tipiche di società che, ai fini delle imposte sui redditi, si considerano produttive di reddito di impresa. Tale punto non può essere messo in discussione considerato il chiaro tenore del Tuir: l’art. 6, comma 3 stabilisce che i redditi dalle stesse prodotti, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi d’impresa e l’art. 81 ribadisce il medesimo principio con riferimento (tra le altre) alle società di capitali.

Se ci si fermasse a tali osservazioni quindi non vi sarebbe altra soluzione che quella che identifica il reddito delle stp come reddito d’impresa. Qualche dubbio però può porsi avendo invece riguardo al dato oggettivo ovvero alle caratteristiche dell’attività svolta. Le stp sono espressamente costituite per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico e la legge stabilisce anche che la qualifica di stp può essere assunta dalle società il cui atto costitutivo preveda l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci. Quindi è anche chiaro come le stp svolgono attività che sono tipicamente produttive di redditi di lavoro autonomo.

Da qui l’istituto di ricerca afferma «privilegiando quindi il presupposto soggettivo, il reddito delle stp sarebbe riconducibile alla categoria dei redditi di impresa, attribuendo invece esclusiva rilevanza al presupposto oggettivo il reddito dovrebbe essere pacificamente ascritto alla categoria dei redditi di lavoro autonomo».

La circolare dopo aver analizzato due precedenti prese di posizioni della prassi propende per estendere le conclusioni assunte in quella sede con riguardo alle società tra avvocati e quindi di qualificare il reddito prodotto dalle stp come reddito di lavoro autonomo.

Punto rilevante per la conclusione è individuato nel fatto che nelle stp l’attività professionale è esercitata in via esclusiva e anche che la società è soggetta al regime disciplinare dell’ordine al quale risulti iscritta, per cui risponde per le violazioni delle norme professionali e deontologiche applicabili all’esercizio in forma individuale delle attività professionali rientranti nell’oggetto sociale. Ciò anche in coerenza con il dettato del codice civile che prevede che alle attività intellettuali e artistiche si applicano le disposizioni dettate in relazione all’impresa commerciale solo se le prestazioni professionali costituiscono elemento di una attività organizzata in forma d’impresa: si pensi al caso del chirurgo che organizza una casa di cura privata o del professore che organizza una scuola privata.

Nella sostanza con riguardo ai precedenti di prassi l’istituto di ricerca ritiene che le argomentazioni svolte con riguardo alle società tra avvocati «sono riferibili, in gran parte, anche alle neo introdotte società tra professionisti» anche se immediatamente sottolinea come che «tale soluzione pur essendo più coerente sotto il profilo sistematico risulta tuttavia contraddetta, come evidenziato in precedenza, dalla formulazione letterale delle norme in materia di qualificazione fiscale del reddito delle società commerciali. Al fine di non lasciare irrisolte le attuali incertezze interpretative sul punto, è dunque auspicabile che, nella specie, sia lo stesso legislatore a stabilire espressamente la riconducibilità dei redditi prodotti dalle società in oggetto alla categoria dei redditi di lavoro autonomo».

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