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Per le Pmi «garantiti» 10 miliardi

Dieci miliardi di finanziamenti garantiti alle Pmi nel 2013. E la prospettiva quest’anno di mantenere lo stesso livello senza più cali come è successo negli ultimi anni. Il mondo dei consorzi fidi prova a tenere botta alla crisi che si è fatta sentire, come dimostrano i conti dei 38 Confidi assocciati a Confindustria riuniti ieri in assemblea a Roma. «Malgrado la difficoltà di un momento che si protrae da anni, ci siamo e continuiamo a esserci», ha spiegato il presidente di Federconfidi, Pietro Mulatero che segnala anche come siano aumentate le imprese associate diventate 93mila (+11,9%), «segno che in questo momento di crisi e stretta del credito rappresentiamo uno strumento importante».
L’anno scorso, come detto, i finanziamenti alle Pmi hanno raggiunto 9,982 miliardi, in calo del 3,7% rispetto al 2012 (l’anno prima si era registrato un crollo del 7,1%), così come le garanzie mobiltitate attestate a 4,1 miliardi (in discesa del 4,5%, meno del 9% del’anno prima). Nella prima metà del 2014, però, questa tendenza al segno meno si è fermata: «La domanda di finanziamenti non è più in calo, ma neanche in crescita – avverte Mulatero – è un po’ la fotografia della nostra economia che sta provando a mettere la testa fuori dalla crisi». Per ripartire ora le imprese hanno bisogno della benzina del credito, ma bussare ai confidi potrebbe diventare sempre più difficile. Perché l’emergenza numero uno sollevata anche ieri durante l’assemblea Federconfidi è quella della loro patrimonializzazione. Dopo anni di erosione, tra risorse non sempre certe e aumento delle sofferenze (comunque più basse di quelle delle banche), c’è bisogno di una iniezione di risorse. All’appello mancano ancora i 225 milioni promessi ai Confidi dalla legge di stabilità dell’anno scorso a valere sulle risorse del Fondo centrale di garanzia (si aspetta il decreto attuativo). A cui si aggiungono 70 milioni che dovrebbe impegnare Unioncamere, alle prese ora con il taglio delle risorse previsto nella riforma Pa.
Per i Confidi c’è poi l’appuntamento con il disegno di legge delega all’esame del Senato dove è previsto un loro riordino: «Deve essere l’occasione per ridisegnare il nostro ruolo nel credito in sinergia con il Fondo di garanzia e con le banche», spiega il presidente di Federconfidi che da questa riforma si aspetta, oltre a semplificazioni e razionalizzioni, anche più certezze sule risorse destinate alla patrimonializzazione «in modo da poter fare programmi pluriennali».
«La carenza di credito è un effetto della mancata crescita e della crisi: è importante non confondere la causa con l’effetto, perché le soluzioni alla questione credito vanno ricercate con la stessa attenzione che dobbiamo avere per la questione crescita», spiega Vincenzo Boccia, Presidente del Comitato tecnico Credito e finanza di Confindustria. «In quest’ottica – continua Boccia – i Confidi diventano uno strumento di politica economica da contestualizzare all’interno di una visione complessiva della problematica credito che va affrontata in una dimensione organica e sistemica, così come Confindustria ha indicato di recente nell’Agenda per il credito». Per questo secondo Boccia «dobbiamo essere capaci di riformare il sistema Confidi per prepararlo al futuro e grazie a questa capacità di riforma e di reazione, proporre nuove soluzioni».

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