Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Per le Pmi calcolo semplificato

La bozza del decreto attuativo riporta dettagli anche in merito alle modalità di calcolo della quota di reddito agevolabile. Questa è piuttosto complessa. C’è però una buona notizia per le Pmi, in quanto non devono utilizzare questa modalità di calcolo, ma possono avvalersi di criteri di determinazione semplificate del contributo economico. Le Pmi comunque dovranno monitorare il nesso fra le spese e il reddito fornendone dimostrazione all’amministrazione finanziaria.

La quota di reddito agevolabile non concorre a formare il reddito di impresa (detassazione) per il 50% del relativo ammontare. Fanno eccezione gli esercizi 2015 e 2016, per i quali la percentuale di esclusione dal concorso alla formazione del reddito di impresa è fissata, rispettivamente, in misura pari al 30 e al 40 per cento.

Calcolo reddito agevolabile per le grandi imprese. La quota di reddito agevolabile sarebbe determinata, per ciascun bene immateriale partendo dal calcolo del rapporto da costi da indicare al numeratore del rapporto e costi da indicare al denominatore del rapporto qui di seguito illustrati.

I costi da indicare al numeratore del rapporto sono quelli relativi alle attività di ricerca e sviluppo finanziabili precedentemente, svolte direttamente dai soggetti beneficiari, da università o enti di ricerca e organismi equiparati oppure da società, anche start-up innovative diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa.

L’importo dei costi da indicare al numeratore del rapporto va incrementato con gli eventuali costi di R&S derivanti da operazioni intercorse con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa, per la quota costituita dal riaddebito di costi sostenuti da queste ultime nei confronti di soggetti terzi.

Si vanno ad aggiungere anche gli eventuali costi di R&S sostenuti dall’impresa beneficiaria nell’ambito di un accordo per la ripartizione dei costi come definito dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 29 settembre 2010 Prot. 2010/137654 almeno fino a concorrenza dei proventi costituiti dal riaddebito dei costi di ricerca e sviluppo ai soggetti partecipanti all’accordo.

I costi invece da indicare al denominatore del rapporto sarebbero invece i costi indicati al numeratore del rapporto incrementati dei costi di ricerca e sviluppo derivanti da operazioni intercorse con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa, sostenuti per lo sviluppo, mantenimento e accrescimento del bene e del costo di acquisizione, anche mediante licenza di concessione in uso, del bene immateriale sostenuto nel periodo di imposta.

L’impresa deve prestare attenzione al fatto che l’importo dei costi da indicare al numeratore del rapporto devono, essere poi aumentati di un importo corrispondente alla differenza tra i costi indicati al denominatore del rapporto e i costi indicati al numeratore del rapporto. Tale importo rileva fino a concorrenza del 30 per cento dell’importo dei costi del numeratore.

I costi da mettere al numeratore sono quelli sostenuti a decorrere dal quarto periodo di imposta precedente a quello in cui è esercitata l’opzione. Per i periodi di imposta successivi al primo, i costi del numeratore sono incrementati dei corrispondenti costi sostenuti nei periodi di imposta nei quali l’opzione è esercitata. La quota di reddito agevolabile risulterebbe dal prodotto di reddito di cui al comma 39 della legge di Stabilità, relativo allo stesso periodo di imposta, per il rapporto determinato quanto sopra.

 

Procedura di ruling obbligatoria in caso di utilizzo diretto dei beni. In caso di utilizzo diretto dei beni immateriali, l’agevolazione spetta a condizione che la stessa sia determinata sulla base di un apposito accordo con l’Agenzia delle entrate, raggiungibile mediante attivazione della procedura di ruling già in essere per altre casistiche.

La procedura servirà per determinare l’ammontare dei componenti positivi di reddito impliciti e i criteri per l’individuazione dei componenti negativi riferibili ai riferibili ai predetti componenti positivi.

Ci sono solo due casi in cui la procedura non è obbligatoria ma opzionale. Il primo è quello in cui la determinazione del reddito derivante dall’utilizzo dei beni immateriali è realizzato nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa.

Il secondo caso è quello in cui la determinazione delle plusvalenze è realizzata nell’ambito di operazioni con società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa.

Il ruling, introdotto dall’art. 8 dl 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è stato poi disciplinato dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 23 luglio 2004. Al fine di avere accesso alla procedura, se, come si presume, verranno applicate le stesse procedure del ruling internazionale, l’impresa dovrà indirizzare al competente ufficio dell’Agenzia delle entrate apposita istanza su carta libera da inoltrarsi in plico non imbustato a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa