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Per le operazioni visto oltre 15mila euro

Sulle compensazioni fiscali l’amministrazione finanziaria è ancora alla ricerca di un difficile equilibrio tra l’esigenza di semplificare e accelerare le procedure e quella di contrastare gli abusi. Un’impresa complessa come ha certificato lo scorso 25 novembre la Corte dei conti con la delibera 10/2013 della sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello Stato.
Il giro di vite imposto dalla «riforma» del 2010 per contrastare soprattutto il fenomeno legato alle compensazioni di crediti Iva inesistenti, con la necessità del visto di conformità per quelle sopra i 15mila euro e l’obbligo di utilizzare i canali telematici dell’agenzia delle Entrate, ha prodotto risultati importanti. Ma per i magistrati contabili persiste «una diffusa pratica di comportamenti trasgressivi» attraverso i quali si realizzano frodi che è possibile stimare in circa 2-3 miliardi all’anno.
Per questo motivo la Corte dei conti ha suggerito di aggiungere all’attuale assetto di regole un sistema di controlli più stringente, in particolare sulle istanze di compensazione superiori ai 10mila euro, e l’obbligo per i contribuenti di presentare l’elenco clienti fornitori.
Ma già oggi – mentre il ministero dell’Economia si appresta, dunque, a varare il decreto che dovrà attivare le procedure per compensare debiti fiscali e crediti verso la pubblica amministrazione (si veda l’articolo a fianco) – chi volesse utilizzare il “portafoglio” di crediti di carattere tributario per saldare le obbligazioni verso l’Erario deve fare i conti con un pacchetto di norme e restrizioni piuttosto corposo.
Non ci sono divieti per le compensazioni interne, vale a dire quelle “Iva da Iva”, “Irpef da Irpef” o “Ires da Ires”. Dal 2010, invece, il decreto legge 78/09 ha introdotto regole più severe. Ad esempio, i contribuenti che intendono usare in compensazione crediti Iva per importi superiori a 15mila euro annui sono tenuti a chiedere e ottenere un visto di conformità dei dati delle dichiarazioni dalle quali emergono i saldi a credito.
La compensazione del credito Iva annuale o relativo a periodi inferiori all’anno, per importi superiori a 5mila euro annui dal 1° aprile 2012 può essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge. È poi vietato compensare crediti fino a concorrenza dell’importo dei debiti iscritti a ruolo di ammontare superiore a 1.500 euro. Il divieto scatta in caso di debiti scaduti iscritti a ruolo per imposte erariali, cioè Iva, Irpef, Ires, Irap e le addizionali sui tributi diretti.
La legge di stabilità per il 2014 (articolo 17) ha messo sotto vigilanza anche le compensazioni che saranno fatte con i crediti delle imposte sui redditi e dell’Irap. Si prevede infatti che, a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2013, anche i contribuenti che usano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’Irap, per importi superiori a 15mila euro annui, devono chiedere il visto di conformità.
Sul versante opposto delle agevolazioni delle compensazioni fiscali, l’attuale limite di 516.456,90 euro, cioè un miliardo delle vecchie lire, per anno solare, può essere elevato, a decorrere dal 1° gennaio 2014, fino a 700.000 euro. Naturalmente, se l’importo dei crediti è superiore al limite, l’eccedenza può essere chiesta a rimborso nei modi ordinari o può essere portata in compensazione nell’anno solare successivo.

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