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Per le non operative più vie di uscita prima dell’interpello

Anche in Unico 2014 uno dei temi più delicati è quello delle società non operative (articolo 30 della legge 724/94). Le società che non sono riuscite, nel periodo d’imposta 2013, a superare il livello minimo di ricavi determinato applicando i coefficienti previsti al costo dei beni “sensibili” ai fini di questa disciplina, rischiano di andare incontro a una serie di conseguenze negative tanto ai fini delle imposte dirette quanto dell’Irap e dell’Iva. La stessa sorte attende le società che nel triennio precedente al periodo di riferimento (per quest’anno il triennio 2010-2012) hanno dichiarato sempre una perdita fiscale, ovvero hanno concluso due dichiarazioni in perdita e una con un reddito dichiarato inferiore a quello minimo previsto dall’articolo 30 (indipendentemente dalla situazione di operatività o meno degli anni considerati). In queste situazioni, ancor prima di pensare a un interpello disapplicativo, queste società devono cercare una “via d’uscita” tra le cause di esclusione e di disapplicazione.
Le cause di esclusione sono la vera “panacea” per entrambe le forme di non operatività, nel senso che risolvono alla radice il problema, sia se derivante dagli insufficienti ricavi del 2013 sia se dovuto al triennio precedente non redditizio. Queste fattispecie sono previste dal comma 1 dell’articolo 30, e devono essersi verificate nel corso del 2013 (si veda il primo esempio qui a fianco). Funzionamento particolare, ma frequente, è quello della causa costituita dall’avere avuto in forza, nei due esercizi precedenti, un numero di dipendenti mai inferiore a dieci, da intendersi, secondo le Entrate, come condizione che deve essersi verificata per tutti i giorni compresi nell’arco temporale oggetto di osservazione, il quale deve necessariamente comprendere anche l’esercizio per il quale viene effettuato il test di operatività (circolare 9/E/2008).
Se non si rientra nelle cause di esclusione, il passo successivo è quello della ricerca delle cause di disapplicazione, che sono differenti a seconda della motivazione della non operatività. Per le società con problemi di ricavi nel 2013, le cause di disapplicazione sono quelle previste dal provvedimento del 14 febbraio 2008 (e aggiornate nel 2012). Anche queste vanno verificate nell’anno di riferimento (2013) e, ove rintracciate, evitano le conseguenze della non operatività, purché la società interessata non ricada, ontemporaneamente, anche nell’altra tipologia di società di comodo, ossia quella legata alle perdite. Infatti, per le società in perdita fiscale nel triennio 2010-2012 le cause di disapplicazione del 2008 sono inoperanti, essendo state approvate specifiche esimenti con il provvedimento dell’11 giugno 2012. La particolarità di queste cause di disapplicazione è che vanno per forza rintracciate in uno o più periodi del triennio interessato (secondo esempio qui a fianco); avere, ad esempio, il Mol positivo nel 2013 costituirà una esimente per il 2014 e per gli anni successivi , ma non serve a salvare dall’inoperatività una società di comodo nel 2013 a causa del triennio precedente in perdita. Anche in questo caso, rintracciata la causa di disapplicazione, si chiude la porta a questa condizione di non operatività, ma occorre verificare se i ricavi 2013 sono sufficienti a superare i ricavi minimi imposti dal legislatore (oppure se si ricade in una delle cause di disapplicazione del 2008).
In caso sia assente qualunque motivazione di esclusione o disapplicazione, occorre rassegnarsi all’interpello disapplicativo (terzo esempio), che è uno solo se è unico il problema da affrontare, mentre diventa duplice se si è “scivolati” nella non operatività contemporaneamente per entrambe le fonti di innesco.

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