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Per le imprese più credito dal mercato

Al centro del decreto del fare bis c’è la deregulation del credito non bancario per far arrivare nuove risorse finanziarie alle imprese. Si proverà almeno in parte a colmare il ritardo dell’Italia, dove l’incidenza del mercato come fonte di finanziamento alternativa alle banche è ferma all’8% del fabbisogno finanziario, contro il 20% europeo. Di qui un ampio pacchetto di semplificazioni normative contenute nella bozza del Dl.
Tra i principali obiettivi, c’è l’aumento della capacità di diffusione nei portafogli degli investitori istituzionali dei cosiddetti “mini-bond” (secondo stime dello Sviluppo le emissioni da parte di aziende non quotate, prevalentemente medie, ad oggi sono pari a circa 4 miliardi di euro).
Si punta a valorizzare lo strumento dei credit fund, ai quali potranno essere ceduti crediti secondo le stesse regole di un’operazione di cartolarizzazione. Inoltre, il ruolo di servicer dell’operazione potrà essere svolto anche dalla Sgr incaricata della gestione del fondo, allo scopo di ridurre i costi legati al conferimento a un soggetto terzo. Verrà modificata la legge 130/99 sulla cartolarizzazione, prevedendo che si possano cartolarizzare anche i titoli obbligazionari sottoscritti dalle società veicolo. Contestualmente, si amplia la cosiddetta segregazione degli attivi, correggendo la norma che oggi di fatto impedisce alle banche che operano in Italia di detenere liquidità derivante dai crediti cartolarizzati. In linea più generale, per consentire maggior flessibilità, si prevede che nel caso di cartolarizzazioni può esserci anche un unico investitore qualificato. Vengono poi semplificate le procedure relative alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle singole cessioni nel caso di cartolarizzazione di crediti commerciali. E ancora: i pagamenti effettuati a estinzione dei crediti cartolarizzati saranno esentati dall’articolo 65 della legge fallimentare (inefficacia dei pagamenti anticipati).
I tecnici dello Sviluppo economico, inoltre, ripongono grandi aspettative nel coinvolgimento delle compagnie di assicurazione, dei fondi pensione e degli enti pubblici previdenziali e assicurativi. La norma in questione consente i loro investimenti in obbligazioni e mini-bond non quotati, quote di fondi che investono prevalentemente in mini-bond, strumenti che derivano da cartolarizzazioni (anche di mini-bond) anche se privi di rating. Sarà poi una normativa secondaria a precisare i limiti di investimento. La bozza interviene anche estendendo il privilegio speciale sui beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa anche a garanzia di obbligazioni. Nel complesso dunque un’ampia liberalizzazione, alla quale lo Sviluppo conta di agganciare anche un regime fiscale agevolato estendendo alle garanzie l’applicabilità dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e lungo termine.
Quanto ai restanti capitoli del decreto, tra gli altri trovano conferme l’intervento mediante bond del Gse per spalmare nel tempo l’incidenza degli incentivi per le rinnovabili sulla bolletta elettrica, l’utilizzo di risorse Bei per i grandi progetti di innovazione, la liberalizzazione dei grandi affitti commerciali, le semplificazioni per le bonifiche e riconversioni di siti industriali, la procedura veloce per gli impianti produttivi con tempi certi e obbligo di conferenza di servizi telematica. Spunta anche la soppressione della norma che prevede la nullità di compravendite e affitti immobiliari in assenza di attestato di prestazione energetica. Ad ogni modo i lavori sul decreto sono ancora in corso e, crisi permettendo, si profila un allungamento dei tempi. Lo Sviluppo economico spera di portare il provvedimento in Cdm entro 10 giorni ma è sempre più probabile che il testo venga accorpato alle misure del piano “Destinazione Italia” per l’attrazione degli investimenti esteri e il varo slitti a metà ottobre.

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