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Per le Generali un cda di 13 membri

Il consiglio di amministrazione delle Generali, in vista dell’assemblea del prossimo 30 aprile, che dovrà rinnovare il board del Leone offre il suo punto di vista sulla vicenda. Lo fa indicando un numero “utile” di consiglieri, ossia appropriato a quelli che sono gli impegni del cda: un minimo di 11 (come da statuto) e un massimo di 13. All’assemblea del 2010 i soci delle Generali votarono un board di 19 membri, poi sceso a 17 e ora a 15. Insomma, il consiglio suggerisce di limitare ulteriormente il perimetro del board. Lo fa, in realtà, interpretando quelle che erano già le intenzioni degli azionisti: trasformare la macchina guidata dall’amministratore delegato Mario Greco in un mezzo più efficiente. Tant’è che nella relazione presentata dal consiglio si fa notare che una formazione ridotta potrebbe rendere non più necessario il comitato esecutivo, migliorando così il dialogo diretto con tutti i soci. In ragione di ciò, si starebbe convergendo, dopo avere valutato la possibilità si scendere a 11 e non averla ancora del tutto scartata, sull’opportunità di eleggere un consiglio di 13 membri, più snello del precedente ma sufficiente per dribblare i nuovi paletti, statutari e legislativi, che impongono una selezione puntuale dei candidati. Se il consiglio sarà di 13 membri, 11 dovrebbero infatti essere espressione del listone unico che Mediobanca e gli altri grandi azionisti comporranno assieme, mentre gli altri due spetteranno alle minoranze. Di questi 11 membri, il 60% dovrà essere indipendente e almeno il 20% donna. In altre parole, dovranno esserci almeno tre figure femminili in consiglio. Allo stato attuale sono sei i nomi certi che faranno parte della lista: il presidente Gabriele Galateri, l’amministratore delegato Mario Greco, il vice presidente Vincent Bolloré, l’altro vice presidente, Francesco Gaetano Caltagirone e i consiglieri Clemente Rebecchini e Lorenzo Pelliccioli. Restano, dunque, altre cinque poltrone da indicare e condividere. Di queste, una dovrebbe essere espressione dell’alleanza forzata tra la Fondazione Crt e Ferak, riunite in Effeti. Le diplomazie sarebbero al lavoro per provare a trovare una figura condivisa che sia interna al mondo Ferak ma che rappresenti entrambi i soci finché non verrà dato seguito al divorzio. Allo stato attuale, tuttavia, non vi sarebbe ancora un’intesa sul nome. Qualcuno dice che potrebbero essere loro a indicare almeno una delle tre donne. Il tempo, però, stringe. Le liste andranno depositate entro il 2 aprile, mancano, dunque, meno di 15 giorni ed Effeti non ha ancora convocato il cda che dovrebbe mettere il sigillo all’eventuale accordo. In passato un primo nome era stato fatto ma l’indicazione non ha poi trovato l’appoggio della Fondazione. Ora si deve ragionare su un nuovo candidato. Di fatto, tolto il rappresentante di Effeti restano solo altri quattro nomi da indicare, due dei quali dovranno essere donne. Una, probabilmente andrà a sostituire Claudio De Conto. E l’altra, potenzialmente, potrebbe subentrare a Angelo Pedersoli, espressione di Intesa Sanpaolo, che ha superato i limiti di età previsti dallo statuto. Ca’ de Sass, al momento, non avrebbe però alcun ruolo nella definizione del listone e non si sa se lo avrà. In ogni caso, i prossimi giorni saranno cruciali per stabilire gli equilibri interni al board.
Nel frattempo, nel corso del l’ultimo consiglio di amministrazione delle Generali, quello per l’approvazione dei risultati, sarebbe stato affrontato anche il tema della remunerazione dei manager. Una questione sulla quale il confronto sarebbe ancora aperto.

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