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Per le cooperative e i consorzi un obbligo ancora da decifrare

L’adempimento connesso alla comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazione effettuati all’impresa da parte dei soci e dei beni da questi ultimi ricevuti in godimento a titolo personale (dal 2012) continua a essere una sorta di “oggetto misterioso”. La “tolleranza” dell’invio fino al 31 gennaio 2014, ufficializzata dal comunicato del 6 dicembre scorso, potrebbe rivelarsi inutile se nel frattempo non giungeranno le integrazioni alle poche informazioni contenute nel provvedimento del 2 agosto e nelle istruzioni ai modelli del 27 novembre.
Coop e consorzi
Per quanto riguarda i finanziamenti e le capitalizzazioni, l’ipotesi più dubbia riguarda le cooperative, i consorzi, le società consortili e, più in generale, tutti gli enti che hanno tra i propri soci anche (o solo) imprenditori individuali. L’adempimento, infatti, scatta se chi effettua l’apporto è una persona fisica, ma quando questo soggetto effettua il versamento nell’ambito della propria sfera imprenditoriale, esso non dovrebbe essere rilevante ai fini del “redditometro”, per cui verrebbe meno l’utilità della comunicazione. È evidente, tuttavia, come non ci sia alcun appiglio nelle istruzioni finora diramate per “fondare” una simile esclusione, per cui la questione va chiarita.
Esercizio a cavallo
Con riferimento sia a questa comunicazione sia a quella dei beni concessi ai soci, le società con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare non sanno se comunicare i dati del primo periodo d’imposta successivo al 17 settembre 2011 (data di entrata in vigore del Dl 138/2011) oppure quelli dell’anno solare 2012, come accade, ad esempio, per la dichiarazione Iva. Le istruzioni al modello utilizzano indifferentemente i termini “anno” e “periodo d’imposta”, ma per i soggetti citati i due riferimenti temporali sono ben differenti. Si potrebbe ritenere che, essendo lo scopo della comunicazione quello di supportare un accertamento sintetico a persone fisiche, il dato utile da comunicare sia, in ogni caso, quello riferito all’anno solare.
Esclusioni incerte
Per quanto riguarda la comunicazione dei beni, gli addetti ai lavori hanno tentato di estendere le ipotesi di esclusione dall’adempimento, includendovi i seguenti casi: quando il socio ha dichiarato nel proprio modello Unico il reddito diverso derivante dall’utilizzo del bene d’impresa; quando il socio-amministratore utilizza il bene senza che sia stato formalizzato un fringe benefit.
Quanto al primo caso, l’idea che la comunicazione venga meno in quanto la penalizzazione reddituale è correttamente operata dal socio si scontra con l’applicabilità della sanzione fissa, che il comma 36-sexiesdecies dell’articolo 2 del Dl 138/2011 collega espressamente all’ipotesi in cui vi è omissione o infedeltà della dichiarazione pur se «i contribuenti si siano conformati» agli obblighi dichiarativi. Più complesso è il caso del socio che non ha dichiarato nulla perché i costi indeducibili compresi nel reddito imputato per trasparenza superano il reddito diverso convenzionalmente determinato; anche in questo caso, tuttavia, l’intento dell’Agenzia di considerare il bene nell’ambito dell’accertamento sintetico del socio non sembra venir meno, per cui è possibile che la comunicazione venga comunque richiesta.
Circa l’ipotesi dell’amministratore, l’esclusione (anche) in assenza del benefit deriva letteralmente dal provvedimento istitutivo della comunicazione e, presumibilmente, si deve alla natura di reddito di lavoro dipendente o autonomo dell’amministratore, ipotesi differenti dal reddito “diverso” ipotizzato dal legislatore. Tuttavia, un reddito in natura non correttamente gestito “scopre” l’impresa (e il socio-amministratore) tanto sotto l’aspetto reddituale quanto sotto quello contributivo, per cui, se vi è un uso privato del bene e non lo si vuole valorizzare, meglio gestire la situazione con riferimento al socio che all’amministratore.

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