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Per le banche il conto delle perdite su crediti

Non accenna a diminuire la crisi del sistema bancario. Il bilancio del Top Banche è come stretto tra una morsa: da un lato, l’erosione costante dei ricavi; dall’altro, l’incremento altrettanto costante delle perdite su crediti. Gli uni scendono del 3,6%, a 56,3 miliardi e sono erosi principlamente dal calo del margine d’interesse dovuto alla contrazione dei tassi; le altre aumentano del 34,7%, a 28,2 miliardi, e sono frutto della recessione, che strangola economicamente un numero sempre più grande di aziende e di famiglie e impedisce loro il rimborso puntuale dei debiti. Significa in altre parole che, oggi, la metà dei ricavi bancari serve a coprire le falle nei crediti alla clientela. Da qui discendono una serie di conseguenze negative: il peggioramento del risultato corrente a -10,8 miliardi, contro i -2 del 2012, e l’aumento abnorme della perdita d’esercizio aggregata, che precipita a -20,2 miliardi contro i -1,8 del 2012 anche per la svalutazione degli attivi imateriali.
Il boom delle svalutazioni sui crediti, cresciute di 7,3 miliardi nel corso del 2013, vanifica peraltro a livello aggregato il calo dei costi operativi diminuiti anche per il taglio del costo del lavoro effettuato in modo massiccio da Bipiemme e Monte dei Paschi. Il numero complessivo dei dipendenti del Top Banche è sceso del 4,3%, a 332mila unità, e il numero complessivo degli sportelli è diminuito del 5,5%, a 23.656 unità.
Le perdite su crediti registrano forti incrementi per Intesa Sanpaolo (+54%, a 6,7 miliardi), UniCredit (+47%, a 13,6 miliardi) e Banco Popolare (+34%, a 1,7 miliardi); aumentano moderatamente per Mediobanca (+18%, a 576 milioni) e Ubi (+14%, a 964 milioni); e crescono lievemente per Monte dei Paschi (+3% a 2,7 miliardi) e Bipiemme (+3%, a 580 milioni). Tuttavia, in certi casi, la loro incidenza sui ricavi raggiunge soglie piuttosto alte: il 69% per Monte dei Paschi; il 59% per UniCredit. Numeri che danno molto da pensare.
La causa di questo forte aumento delle rettifiche risiede nella massa dei crediti deteriorati: incagli, sofferenze, crediti scaduti, ristrutturati, che valgono a livello aggregato poco meno di 128 miliardi (al netto degli apporti al fondo di svalutazione). A parte UniCredit, unico gruppo ad avere ridotto nel 2013 l’ammontare di crediti dubbi, tutte le altre banche evidenziano aumenti anche consistenti: Monte dei Paschi +3,6 miliardi, che porta il totale dei suoi crediti deteriorati a 21 miliardi; Intesa Sanpaolo +2,6 miliardi su un totale di 31; Banco Popolare +2,1 miliardi su un totale di 14. Peraltro il Banco di Verona e il Monte detengono il primato della più alta incidenza dei crediti deteriorati sui crediti totali alla clientela, il 16%, seguiti da Bper con il 14% contro una media del campione del 9,9 per cento. Se, per ipotesi, un quarto dei crediti deteriorati del Monte si rivelasse inesigibile, il gruppo si ritroverebbe di colpo con il patrimonio netto azzerato. Non a caso l’istituto senese che è stato a un passo dal dissesto “vanta” il peggior rapporto tra crediti deteriorati e patrimonio netto tangibile: il 420%; lo seguono Banco Popolare con il 225%, Bper con il 152% e Ubi con il 113% contro una media di campione che sfiora il 108 per cento. Sette anni fa, all’inizio del 2008, la stessa media era intorno al 36 per cento; da allora è continuata a crescere in modo incessante, fino a sfondare ai primi del 2013 la barriera del 100 per cento.
In che misura è coperta dalle banche la massa dei crediti deteriorati lordi? Per il 44%, pari a 99,5 miliardi, la copertura è assicurata dai fondi di svalutazione. Il resto è coperto da garanzie pari a 95,5 miliardi, rappresentate nella maggior parte dei casi da attività immobiliari. La somma dei fondi di svalutazione e delle garanzie fa salire il tasso di copertura medio complessivo del campione all’86 per cento. Fino a che punto, però, questo dato rispecchia il valore effettivo delle garanzie? Il quesito è all’esame della Banca centrale europea che, nell’ambito della revisione degli attivi bancari, intende porre sempre più attenzione al valore delle garanzie immobiliari a copertura dei crediti e allo loro aderenza alla realtà. Cosa succederà quando queste garanzie saranno sottoposte a un vaglio più stretto?
Lo stato patrimoniale dell’aggregato mostra anche un calo consistente degli impieghi medi alla clientela (-7%) passati dai 1.395 miliardi del 2012 ai 1.297 del 2013. Il calo è addirittura dell’8,7% per UniCredit e del 7,6% per Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi. E’ la conferma, almeno per quanto riguarda le più grandi banche del paese, di una stretta creditizia sovente negata a parole, ma dimostrata dai numeri.
Diminuisce del 2,2%, a 1.439 miliardi, anche la raccolta diretta dalla clientela, mentre quella indiretta continua a crescere, nell’ordine del 10%, per il buon andamento del risparmio gestito. Il patrimonio netto del campione si riduce di quasi il 13%, a 139 miliardi.
Molti i bilanci chiusi in perdita: UniCredit con -14 miliardi, Monte dei Paschi con -1,4 miliardi, Intesa Sanpaolo con -4,6 miliardi e Banco Popolare con -606 milioni.

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