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Per le banche decisiva la way-out

Un patto nuovo, ma in versione light. O magari un accordo di consultazione in vista delle decisioni che contano. O ancora, una scatola in cui concentrare tutta o una parte delle quote di Rcs facenti capo ai soci forti, sulla falsariga di quanto effettuato con Sintonia rispetto ad Atlantia.
Sono molte e diverse le ipotesi allo studio per gestire al meglio il dopo-patto Rcs, e più di un professionista si è già messo al lavoro: le soluzioni, infatti, saranno vagliate nella riunione di fine mese del patto cui ha fatto riferimento ieri John Elkann, dunque nel giro di poche settimane si dovranno conoscere nel dettaglio tutte le strade percorribili per gestire una situazione che, alla Fiat così come a Intesa e Mediobanca, sembra comunque transitoria.
Sul breve periodo, infatti, c’è il piano messo a punto dall’ad Pietro Scott Jovane. Sul medio-lungo, invece, resta la sensazione – nonostante le smentite di ieri su un interesse di Murdoch dello stesso Elkann – che il gruppo di via Solferino sia destinato a inserirsi in una partita di vasta scala, inevitabilmente destinata a rimescolare le carte dentro all’azionariato. Di qui la necessità, condivisa dalle due banche pesanti azioniste, di trovare una soluzione-ponte, che consenta di mantenere la stabilità necessaria per i prossimi mesi ma al tempo stesso salvaguardi la way-out dei due istituti, consentendo loro di iniziare ad alleggerire la propria partecipazione nei tempi e nelle modalità considerate più opportune.
Questo vale anzitutto per Mediobanca, visto che dentro al piano industriale presentato dieci giorni fa al mercato al primo posto c’è proprio l’uscita dai patti e la dismissione delle partecipazioni di sistema. L’intenzione certo non è di uscire subito ma per lo meno di raccogliere i primi frutti del piano di rilancio e magari di avviare un processo di alleggerimento graduale tuttavia l’istituto vuole avere le mani libere, anche per confermare al mercato che quanto scritto nel piano è legge.
Più sfumata la posizione di Intesa Sanpaolo: la delega sulle partecipazioni fa capo al ceo Enrico Cucchiani, ma in particolare su Rcs è determinante anche il ruolo del presidente del Consiglio di Sorveglianza Giovanni Bazoli, e – a quanto si apprende – al momento non si sarebbe presa ancora nessuna decisione definitiva per il dopo-patto. Tuttavia, intorno a Ca’ de Sass si percepisce la sensazione che dentro alla banca non si senta affatto il bisogno di un nuovo sindacato: Intesa – che solo nei prossimi giorni scoprirà se e quanto inoptato dovrà sottoscrivere, e quindi la quota finale di cui disporrà in Rcs – sul medio-lungo periodo si immagina fuori dal Corriere o comunque meno esposta, di qui la necessità di trovare un assetto con via d’uscita.
Per conoscere la posizione di Intesa saranno decisivi i prossimi giorni. Nella banca c’è soddisfazione per l’esito, migliore delle attese, dell’aumento di capitale e in particolare della scelta del Lingotto di confermarsi nel ruolo di azionista forte per il gruppo. Ma ciò non toglie che serva ancora qualche giorno per conoscere esattamente i risultati del riassetto, così come le mosse di Diego Della Valle, che lo stesso Bazoli incontrerà in settimana insieme al vertice di Mediobanca, due variabili fondamentali per definire la strategia di medio periodo. Sul lungo, vale quanto detto da Cucchiani un mese fa a Bagnaia: «Giusto che si faccia l’aumento di capitale – aveva dichiarato –, poi Rcs dovrà trovare la propria strada, la propria strategia e fare le scelte opportune. Il nostro ruolo sostanzialmente si esaurisce nel passaggio».

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