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Per l’autoriciclaggio reclusione fino a sei anni

Dirittura d’arrivo per il disegno di legge sull’autoriciclaggio e i beni sotratti alla mafia. Il testo, una trentina di articoli, «Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti», è stato ormai definito dai ministeri interessati, Giustizia e Interno, dove la questione è seguita dal viceministro Filippo Bubbico. C’è l’intenzione che approdi al prossimo Consiglio dei ministri ed è un passaggio coerente con alcune linee indicate dal premier Matteo Renzi, che hanno visto al suo esordio la nomina di uno dei pm più impegnati contro la criminalità organizzata, Raffaele Cantone, a numero uno dell’Anticorruzione.
Il disegno di legge – c’è chi ha sperato persino in un decreto legge – introduce, dopo anni di attesa e resistenze, il reato di autoriciclaggio (si veda l’articolo a fianco), con una pena fino a sei anni, e mette mano alla travagliata esistenza dell’Anbsc, agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Oltre a rendere più stringente, sostiene la proposta, la normativa sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni di tipo mafioso. Il testo allarga il numero dei delitti che consentono l’adozione dei provvedimenti di sequestro e confisca. Introduce il meccanismo del «controllo giudiziario», già delineato nella proposta elaborata dal professor Giovanni Fiandaca nella commissione presso il dicastero della Giustizia: un meccanismo meno invasivo dell’amministrazione giudiziaria, utilizzabile quando non sussiste il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose, che non determina «lo spossessamento della gestione dell’attività di impresa», come si legge nella relazione, in modo da evitare il blocco dell’attività produttiva. L’incarico di amministratore giudiziario, poi, non potrà più essere conferito a soggetti già titolari di altri mandati di questo tipo: così si intende superare una delle polemiche recenti più laceranti. L’Anbsc dovrà poi avvalersi obbligatoriamente delle prefetture: in questi uffici nasceranno tavoli permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate composti, tra gli altri, dai rappresentanti di sindacati e imprese, associazioni destinatarie dei beni confiscati, direzioni territoriali del Lavoro. Gli immobili sotratti alla mafia potranno essere assegnati agli enti locali anche per attività di natura economica, ma con l’obbligo di reimpiego dei proventi in attività sociali. L’Agenzia avrà un’unica sede a Roma: vengono meno le altre sedi periferiche mentre raddoppia l’organico da 30 a 60 unità. È modificato il Consiglio direttivo ed è inserito il Comitato Consultivo, composto da rappresentanti istituzionali, delle parti sociali e delle associazioni. L’ultimo articolo del Ddl, infine, dispone una disciplina transitoria per l’Agenzia, per 18 mesi dall’entrata in vigore delle norme, che limita l’attività «all’amministrazione e destinazione dei beni confiscati». In realtà da due mesi il posto di direttore è stato lasciato per limiti di età dal prefetto Giuseppe Caruso e nessuna nomina finora è stata proposta in Consiglio dei ministri dal titolare dell’Interno, Angelino Alfano. In questo quadro la relazione della commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi, approvata nelle settimane scorse con l’ok anche dei Cinque stelle, propone «non la nomina di un nuovo direttore» ma, in questa fase, quella «di un commissario che gestisca la fase di transizione». Poi, a regime, la relazione dice che si può «pensare a un prefetto della carriera prefettizia», un dirigente del Demanio, un magistrato con competenze specifiche, l’amministratore di una società pubblica o privata. Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria, ha osservato che c’è «un oggettivo fallimento da parte dello Stato e delle imprese sane: il 90% delle aziende confiscate sono di fatto già fallite». La relazione dell’Antimafia traccia con dovizia di particolari, frutto di 40 audizioni in Parlamento, criticità e limiti dell’Agenzia. Come il fatto che sono stati liquidati oltre sei milioni di euro per un progetto di informatizzazione dei beni approvato sin dal 7 ottobre 2010. «Questo programma, ad oggi, non risulta operativo» dice l’Antimafia «e sullo stesso sito dell’Agenzia i dati sono fermi al 7 gennaio 2013».

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