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Per l’ascensore maggioranza più elevata

La riforma del condominio ha aumentato il quorum per approvare l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma l’ascensore può essere installato anche sulla base delle sole norme del Codice civile.
Dopo l’emanazione della legge di riforma 220/2012 vi è anche un ingiustificato aumento della maggioranza prevista dalla legge 13/1989 per deliberare l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati (articolo 27 che ha modificato l’articolo 2, comma 1, della legge 13/1989). La disposizione dispone che l’assemblea condominiale delibera le innovazioni relative all’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio, mentre fino al 18 giugno queste delibere si potevano approvare, se adottate in una assemblea di seconda convocazione, con un numero di voti che rappresentasse solo un terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio.
Di fatto, risulta drasticamente ridotta la tutela per coloro che hanno bisogno di eliminare le barriere architettoniche e in particolare di installare l’ascensore in un edificio che ne è privo.
Si pone così il problema di individuare gli altri strumenti disponibili per affrontare questi problemi e la soluzione va individuata nei principi giurisprudenziali che erano stati elaborati nella fase dell’applicazione iniziale della legge 13/1989, quando i giudici erano divisi fra l’interpretazione restrittiva e quella estensiva, che infine si è imposta anche nelle sentenze della Cassazione. Infatti le norme codicistiche consentono l’installazione di un ascensore in un edificio anche da parte di un solo gruppo di condomini oppure addirittura di un unico condomino. L’articolo 1102 del Codice civile consente a ciascun condomino di utilizzare e modificare le parti comuni per installare – seppure a sue esclusive spese e senza la partecipazione degli altri condomini – ascensori, servoscala e altri apparecchi simili nella tromba delle scale (Cassazione 1781/1993) e il pregiudizio, lamentato da alcuni condomini, della originaria possibilità di utilizzare le scale e l’andito occupati dall’impianto di ascensore non lede il divieto posto dall’articolo 1120, comma 2, del Codice civile, nel caso in cui al posto dell’originario godimento della cosa comune è offerto un godimento migliore, anche se diverso (Cassazione 4152/1994). D’altra parte dalla innovazione non deve derivare per il condomino dissenziente un vantaggio compensativo (Cassazione 1529/2000 e 9033/2001) ed è legittima ogni innovazione che, nel comportare utilità per tutti i condomini tranne qualcuno, determini per quest’ultimo un pregiudizio limitato e non intollerabile (Cass 20902/2010); inoltre trova sempre applicazione il principio di solidarietà condominiale, secondo cui la coesistenza di più appartamenti in un unico edificio implica il contemperamento dei diversi interessi al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, in particolar modo nelle decisioni che coinvolgono i diritti fondamentali dei disabili (Cassazione 18334/2012), mentre la disciplina sulle distanze non opera per gli impianti indispensabili ai fini di una reale abitabilità dell’appartamento, intesa nel senso di una condizione abitativa che rispetti l’evoluzione delle esigenze generali dei cittadini e lo sviluppo delle moderne concezioni sull’igiene, salvi gli accorgimenti idonei a evitare danni alle unità immobiliari altrui (Cassazione 14096/2012).

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